Ranucci, la difesa di Lavitola prepara il ricorso: cosa contestano i legali
I giudici romani confermano carcere, aggravante mafiosa e rischio di fuga, mentre gli avvocati dell’ex editore annunciano l’impugnazione in Cassazione
Gli avvocati Sergio e Arturo Cola contestano la decisione del Riesame, soprattutto nella parte relativa all’aggravante del metodo mafioso, e hanno annunciato un ricorso in Cassazione. La difesa ritiene che le motivazioni dei giudici non siano convincenti.
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Il rischio di fuga pesa sulla misura
Tra gli elementi valorizzati dal Tribunale della Libertà c’è anche il pericolo che Valter Lavitola possa sottrarsi alla giustizia. Dalle intercettazioni, secondo quanto riportato nell’ordinanza, sarebbe emerso che l’uomo stava organizzando una partenza per l’Africa dal 1 luglio 2026.
Il progetto di viaggio sarebbe maturato subito dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. Questo dato ha contribuito, insieme agli altri elementi raccolti, alla conferma della custodia cautelare in carcere.
Le accuse restano confermate
Le motivazioni depositate dal Riesame di Roma riguardano il provvedimento con cui, lo scorso settembre, i giudici hanno respinto le richieste delle difese. Per il collegio, gli indizi contro l’ex editore restano particolarmente solidi, anche alla luce delle ammissioni fornite da Lavitola, sebbene soltanto in parte.
Lavitola è considerato il mandante, da lui stesso riconosciuto, dell’attentato compiuto davanti alla casa di Sigfrido Ranucci. La misura cautelare è stata mantenuta e il collegio ha confermato anche la contestazione del metodo mafioso.
Versioni cambiate sull’attentato
A indebolire la posizione dell’indagato, secondo i giudici, sono soprattutto le variazioni nel racconto sull’organizzazione dell’azione. In una prima ricostruzione, Lavitola avrebbe detto di aver chiesto a Clesio Tavares Gomes di sparare tre o quattro colpi contro il muro dell’abitazione, senza coinvolgere altre persone.
Il giorno successivo, sempre stando a quella versione, avrebbe appreso dai mezzi d’informazione che Tavares Gomes aveva agito diversamente, facendo collocare un ordigno da soggetti sconosciuti. In seguito, però, Lavitola avrebbe modificato il proprio racconto, sostenendo prima di aver messo in conto una possibile iniziativa autonoma del collaboratore e poi di avergli lasciato ampia libertà d’azione.
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Il Riesame considera poco credibile l’ipotesi che Tavares Gomes abbia trasformato da solo il piano senza informare Lavitola. I giudici richiamano il rapporto di fiducia molto stretto descritto dallo stesso ex editore, quasi di tipo filiale, e ritengono difficile comprendere perché il coindagato avrebbe dovuto esporsi a responsabilità e costi così rilevanti senza un previo accordo.
Il sopralluogo negato da Lavitola
Un’altra ricostruzione ritenuta non veritiera riguarda la presenza dei due uomini a Torvajanica il 15 settembre 2025. Lavitola avrebbe negato sia nelle prime dichiarazioni spontanee sia durante l’interrogatorio di aver effettuato un sopralluogo vicino alla casa di Ranucci.
L’esame dei dati telefonici avrebbe però collocato Lavitola e Tavares Gomes nella zona in cui si trova l’abitazione del giornalista, prima del loro immediato ritorno verso Roma. Per i giudici, questo riscontro contraddice quanto riferito dall’ex editore.
Il collegio ha inoltre ritenuto adeguata la contestazione dell’aggravante mafiosa. A sostegno vengono indicate le modalità dell’azione, giudicate capaci di evocare una forza intimidatrice, e la percezione avuta da Ranucci, che aveva già denunciato minacce e avvertimenti legati alla propria attività giornalistica e d’inchiesta, anche sulla criminalità organizzata.
Ranucci disponeva di una tutela personale dall’agosto 2021. Il Riesame ha poi sottolineato la gravità del progetto e la spregiudicatezza attribuita a Lavitola: l’incarico sarebbe stato affidato alla ricerca di persone disposte, per somme contenute, a compiere un gesto che avrebbe potuto provocare conseguenze più gravi, anche per la presenza di automobili alimentate a gas presso l’abitazione della persona offesa.
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