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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Profumo avverte: «L’IA non deve pensare al posto nostro

Il rettore di Opit indica nelle università il presidio del pensiero critico, mentre le competenze professionali dovranno essere aggiornate più volte nel corso della vita.

Sei corsi di laurea, un dottorato dedicato all’intelligenza artificiale e un percorso propedeutico: è l’offerta attuale di Opit, istituzione nata nel 2023 e accreditata in ambito europeo. L’ateneo propone studi triennali e magistrali legati all’informatica, ai dati, al commercio digitale, alla sicurezza informatica e allo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale.

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Opit punta sull’apprendimento continuo

Il nuovo anno accademico è stato inaugurato al Museo dell’Automobile di Torino, davanti a circa trecento partecipanti tra studenti e rappresentanti degli enti partner. La cerimonia si è svolta sia in presenza sia online, a conferma di un modello formativo costruito anche sulla dimensione digitale.

Secondo Francesco Profumo, rettore di Opit ed ex ministro, il percorso universitario non può più esaurirsi con il conseguimento del titolo. Le conoscenze maturate all’inizio della carriera dovranno essere riviste e arricchite più volte, perché le trasformazioni tecnologiche modificheranno professioni e competenze nel tempo.


Il pensiero umano resta decisivo

Nel suo intervento, Profumo ha richiamato il rischio di affidare alle macchine un ruolo che spetta ancora alla capacità di valutare e ragionare. «Il rischio più grande è pensare che l’intelligenza artificiale possa sostituire la nostra capacità di ragionare», ha affermato durante l’apertura dell’anno accademico.

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Il rettore ha spiegato che una risposta elaborata da un sistema automatico può apparire corretta pur contenendo errori, mentre una scelta ottimizzata sul piano tecnico non è necessariamente equa. Per questo, a suo giudizio, gli studenti devono imparare a verificare gli esiti prodotti dagli strumenti digitali e a misurare gli effetti delle decisioni prese.


L’università deve preparare l’ignoto

La diffusione dell’intelligenza artificiale sta incidendo sul lavoro e sulla formazione, imponendo agli atenei di educare persone destinate a confrontarsi con professioni ancora non definite. La sfida riguarda anche problemi che oggi non sono facilmente prevedibili.

«Più le macchine producono risposte, più dobbiamo imparare a porre le domande giuste», ha aggiunto Profumo. L’obiettivo indicato non è subire il cambiamento tecnologico, ma fornire alle nuove generazioni gli strumenti per orientarlo attraverso giudizio, responsabilità e pensiero critico.

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