Povertà, 5,4 milioni di persone coinvolte: minori e stranieri i più esposti
Il quadro dell’Istat per il 2025 non mostra miglioramenti sostanziali: il disagio resta più diffuso nel Mezzogiorno, tra famiglie numerose e nuclei con cittadini stranieri.
Il 2025 non porta una svolta sul fronte della povertà in Italia. Oltre 2,1 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone: l’incidenza resta all’8,0% tra i nuclei familiari e al 9,3% tra gli individui, senza variazioni significative rispetto all’anno precedente.
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Minori e famiglie numerose sotto pressione
La fascia più colpita è quella dei minori: sono circa 1 milione e 136mila quelli in povertà assoluta, pari al 12,5% dei residenti della stessa età. Il dato raggiunge il 15,2% nel Mezzogiorno, mentre scende al 10,7% nel Centro; tra i bambini dai 7 ai 13 anni si registra invece un miglioramento, con un’incidenza passata dal 14,9% al 12,1%.
Anche la composizione del nucleo familiare pesa in modo evidente. La quota di povertà assoluta arriva al 19,2% tra le famiglie con almeno cinque componenti e al 10,5% tra quelle formate da quattro persone. Per le coppie con tre o più figli si attesta al 16,9%, mentre raggiunge l’11,5% nei nuclei monogenitore.
La situazione peggiora ulteriormente quando in famiglia ci sono più minori: l’incidenza passa dal 7,8% delle coppie con un figlio minorenne al 10,0% di quelle con due, fino al 17,7% per i nuclei con almeno tre figli minori. In questi casi, la distanza dalla soglia di povertà è più ampia della media: l’intensità raggiunge il 21,6%, contro il 18,5% calcolato su tutte le famiglie.
Il divario tra Nord e Mezzogiorno
Il Mezzogiorno continua a presentare la situazione più difficile. Qui la povertà assoluta interessa 813mila famiglie, pari al 9,6% del totale, mentre l’incidenza scende al 7,7% nel Nord-Ovest, al 7,4% nel Nord-Est e al 6,3% nel Centro. Nel complesso, il 38,6% delle famiglie povere risiede nel Sud e nelle Isole, il 45,3% nel Nord e il 16,1% nel Centro.
La distanza territoriale emerge anche osservando la gravità del disagio. L’intensità della povertà rimane stabile al 18,5% a livello nazionale, ma nel Mezzogiorno sale al 19,0%, rispetto al 18,5% del 2024; nelle Isole l’incremento è ancora più marcato, dal 17,0% al 19,0%.
Un segnale positivo arriva dai comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti, dove l’incidenza è scesa dall’8,9% al 7,4%. Nei centri con più di 50mila abitanti, nelle periferie metropolitane e nei capoluoghi delle aree metropolitane, invece, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata.
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Cittadinanza e istruzione fanno la differenza
La cittadinanza rappresenta uno dei principali fattori di rischio. La povertà assoluta coinvolge il 5,9% delle famiglie composte soltanto da italiani, ma sale al 26,7% quando nel nucleo è presente almeno uno straniero. Tra le famiglie formate esclusivamente da cittadini stranieri l’incidenza arriva al 29,4%.
Lo stesso divario si ripropone nei nuclei con minori: per le famiglie composte solo da italiani il valore è del 7,8%, mentre tra quelle con cittadini stranieri risulta quasi quattro volte più elevato. Nei comuni centro delle aree metropolitane, inoltre, la povertà tra le famiglie con figli minorenni raggiunge il 13,4%; nei centri più piccoli si ferma al 9,9%.
Il livello di istruzione della persona di riferimento è associato a differenze altrettanto nette. Quando è stato conseguito almeno un diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è del 4,4%; sale all’11,9% con la sola licenza media e arriva al 12,3% nei nuclei in cui il titolo più alto è quello della scuola elementare. Per quest’ultimo gruppo, composto in larga parte da famiglie di anziani, il dato è comunque migliorato rispetto al 14,4% del 2024.
Il lavoro non protegge tutti
La condizione occupazionale non elimina il rischio di povertà. Tra le famiglie con persona di riferimento dipendente, l’incidenza è dell’8,5%, ma raggiunge il 14,3% quando si tratta di un operaio o di un lavoratore assimilato. Per gli autonomi, il valore più alto, pari al 6,6%, riguarda le categorie diverse da imprenditori e liberi professionisti.
Il livello più elevato si osserva nei nuclei con persona di riferimento in cerca di occupazione: la quota arriva al 20,7%. Tra le famiglie con una persona ritirata dal lavoro, invece, scende al 5,2%; nei nuclei con minori e persona non occupata o in cerca di impiego raggiunge il 21,1%.
Nel complesso, anche la povertà relativa rimane pressoché invariata. Coinvolge oltre 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di persone, con un’incidenza familiare del 10,8%, appena inferiore al 10,9% registrato nel 2024.
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