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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Porto di Genova, il paradosso di Davide: lavoro sicuro ma soldi contati

Davide Torchia, 42 anni, lavora sui moli tra Pra’ e Voltri: lo stipendio è fermo da dieci anni, mentre le spese sono raddoppiate e la moglie è rimasta senza impiego.

Per Davide Torchia il lavoro al porto di Genova rappresenta una condizione privilegiata, ma non significa arrivare a fine mese senza difficoltà. A 42 anni, il camallo continua a percepire la stessa cifra di dieci anni fa, mentre nel frattempo il costo della vita è aumentato e sua moglie ha perso il lavoro.


Turni incastrati tra lavoro e vita

Le sue giornate dipendono da turni brevi ma distribuiti nell’arco delle 24 ore. Davide timbra alle 5.50 e termina a mezzogiorno; in altri casi lavora dalle 11.50 alle 18 oppure affronta il turno notturno, da mezzanotte alle 6.

L’attività si svolge sui moli del porto, nell’area compresa tra Pra’ e Voltri. Tra un ingresso e un’uscita, il tempo restante deve essere organizzato attorno a tutto ciò che riguarda la vita quotidiana di un portuale.

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Uno stipendio fermo da dieci anni

Il nodo principale del suo racconto riguarda il potere d’acquisto. La retribuzione è rimasta invariata rispetto a dieci anni fa, ma secondo Davide nel frattempo «tutto è raddoppiato».

A rendere più pesante il bilancio familiare c’è anche la perdita del lavoro della moglie. Per questo, pur riconoscendo di essere un privilegiato per la sua occupazione, Davide sottolinea che in tasca rimane poco.

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