Pila nell’esofago a un anno: la corsa dei medici salva il bambino
A Massa un’équipe ha rimosso una batteria a bottone già capace di provocare lesioni, scongiurando danni ai grandi vasi e un’operazione al cuore.
Le batterie a bottone possono causare danni gravissimi in pochissimo tempo: a contatto con l’esofago provocano ustioni profonde e, nei casi più drammatici, emorragie mortali. A richiamare l’attenzione sul rischio è anche il precedente del novembre 2024, quando in Toscana una bambina perse la vita dopo un episodio simile. «Fare rete e fare squadra funziona, soprattutto quando il tempo è determinante», ha commentato Monia Monni, assessora regionale alla sanità.
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Il bambino ora è fuori pericolo
Dopo la permanenza in terapia intensiva, il piccolo è stato dichiarato fuori pericolo. Il percorso clinico non è però concluso e saranno necessari ulteriori controlli e cure per completare il recupero.
Il caso riguarda un bambino di un anno residente nel territorio di Massa-Carrara. Le strutture sanitarie hanno diffuso l’aggiornamento quando le sue condizioni erano ormai in miglioramento.
Una risposta costruita in emergenza
La batteria era stata ingerita il 5 ottobre. Il bambino è stato portato all’ospedale del Cuore di Massa, struttura della Fondazione Monasterio, dove è stato attivato il collegamento con l’ospedale Meyer di Firenze.
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Da Firenze ha raggiunto Massa Sara Renzo, gastroenterologa endoscopista del Meyer. La dottoressa ha viaggiato su un mezzo di emergenza del 118 con gli strumenti indispensabili per procedere alla rimozione dell’oggetto.
L’intervento ha evitato conseguenze peggiori
La procedura si è svolta in sala operatoria con l’assistenza dei cardiochirurghi pediatrici e del personale della Monasterio. Sebbene fossero passate poco più di due ore dall’ingestione, la pila aveva già compromesso le pareti dell’esofago.
L’intervento tempestivo ha permesso di estrarre la batteria prima che raggiungesse i grossi vasi, evitando così lesioni ancora più gravi e il ricorso alla cardiochirurgia. La collaborazione tra le due realtà ospedaliere ha reso possibile una risposta rapida a un’emergenza pediatrica ad alto rischio.
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