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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Pietracatella, ricina fino a 140 volte la soglia letale: cosa emerge

Le autopsie su Antonella e Sara ridimensionano l’ipotesi dell’assunzione involontaria e rafforzano, secondo gli investigatori, la pista dell’omicidio.

La quantità di ricina rilevata nei campioni biologici di Antonella e della figlia Sara apre nuovi interrogativi sul caso di Pietracatella. Nei reperti esaminati sarebbe stata individuata una concentrazione arrivata fino a 140 volte il livello minimo considerato letale.


Un’assunzione accidentale sempre meno credibile

I risultati emersi dagli esami autoptici rendono più fragile la possibilità che le due vittime abbiano assunto il veleno per errore. La dose riscontrata, secondo quanto riferito da ambienti vicini all’inchiesta, appare infatti difficilmente compatibile con un contatto o un’ingestione casuale.

Gli accertamenti riguardano i reperti biologici raccolti durante le autopsie. Proprio il dato sulla concentrazione della ricina rappresenta uno degli elementi centrali sui quali si stanno concentrando gli investigatori, senza che siano stati forniti ulteriori dettagli sulle modalità di esposizione.

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La pista dell’omicidio prende forza

Le testimonianze già acquisite e i risultati tecnici disponibili sembrano indirizzare gli inquirenti verso uno scenario diverso dall’incidente. La ricostruzione di un’assunzione volontaria del veleno viene quindi considerata con maggiore attenzione rispetto all’ipotesi iniziale di un episodio accidentale.

Le conclusioni definitive dipenderanno dal complesso degli accertamenti ancora in corso. Al momento, tuttavia, la presenza di una quantità di ricina fino a 140 volte superiore alla dose minima letale costituisce il principale elemento che alimenta la pista dell’omicidio nel giallo di Pietracatella.

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