Perquisizioni in 23 città dopo le tensioni nei cortei
Digos e polizia postale hanno cercato persone accusate di avere incitato alla violenza su chat e social
Sessanta perquisizioni sono state eseguite in 23 città dopo le tensioni registrate durante le recenti manifestazioni. L’attività è stata condotta dalla Digos e dalla polizia postale.
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Le verifiche su chat e social
Secondo quanto comunicato dalla polizia, i controlli hanno riguardato persone sospettate di aver promosso azioni violente attraverso conversazioni private e piattaforme social. Gli investigatori stanno verificando i contenuti pubblicati o condivisi prima e durante le proteste.
L’operazione è scattata il giorno successivo allo sciopero generale indetto dall’Usb. L’iniziativa aveva coinvolto studenti e lavoratori in oltre 60 città, con manifestazioni contro le guerre e l’aumento del costo della vita.
Le tensioni dopo le manifestazioni
La giornata era stata caratterizzata in larga parte da cortei pacifici, ma in serata si sono verificati momenti di confronto con le forze dell’ordine a Roma e Torino. In entrambi i casi sono stati segnalati lanci di bottiglie, interventi con idranti e cariche.
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Gli organizzatori dello sciopero avevano rivendicato un’ampia partecipazione, sostenendo: «Siamo un milione e mezzo, riprendiamoci il futuro». A Bologna la protesta ha assunto anche una forma simbolica, con la presenza di un gruppo di madri vestite di rosso.
Le donne hanno denunciato il rischio che i manifestanti venissero confusi con le persone responsabili degli episodi violenti. Le perquisizioni comunicate dalla polizia si concentrano ora sui messaggi e sugli appelli diffusi in rete in relazione alle mobilitazioni.
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