Pecore travolte nel Trevigiano: 36enne a giudizio per le minacce e l’investimento
A Casale sul Sile il passaggio di un gregge è finito in un procedimento penale: tre animali morti e udienza fissata soltanto per giugno 2028.
Un gregge fermo sulla carreggiata, una manovra brusca e tre pecore morte: è questo il quadro che porta un automobilista di 36 anni davanti al giudice. Per l’episodio avvenuto a Casale sul Sile, nel Trevigiano, il rischio di condanna arriva fino a 4 anni di carcere.
L’imputazione riguarda sia l’uccisione di animali altrui sia una minaccia rivolta al proprietario del bestiame. Secondo la ricostruzione, dopo l’investimento il conducente non si sarebbe nemmeno fermato. Il dibattimento, però, comincerà solo nel giugno 2028.
La strada chiusa dal gregge
I fatti risalgono al 25 aprile 2023 e si sarebbero consumati in via Belvedere, dove il passaggio del gregge aveva occupato la strada. L’automobilista, alla guida di un Volkswagen Caddy, avrebbe inizialmente atteso per alcuni minuti in coda agli animali.
Poi la situazione sarebbe degenerata. Il 36enne, descritto dagli inquirenti come spazientito per l’attesa, avrebbe protestato con il proprietario delle pecore, arrivando a rivolgergli frasi minacciose. Poco dopo avrebbe ripreso la marcia a forte velocità.
Tre animali uccisi, poi la fuga
Nel momento dell’impatto alcune pecore sarebbero riuscite a spostarsi, ma tre sono state colpite dal mezzo. Due sono morte subito, mentre la terza, ferita in modo grave, è stata abbattuta alcune ore più tardi.
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Dopo l’urto, stando agli atti, il conducente si sarebbe allontanato senza verificare le conseguenze. A quel punto il proprietario del gregge è riuscito a segnare la targa, dettaglio che ha consentito agli investigatori di rintracciare veicolo, intestatario e, in seguito, la persona che era al volante.
L’iter giudiziario e le possibili richieste
All’inizio del procedimento era stato coinvolto anche un giovane parente del 36enne, perché il mezzo risultava a suo nome. La sua posizione è stata però archiviata nell’udienza filtro, visto che non era presente al momento dei fatti.
Resta invece in piedi la contestazione per l’automobilista, che dovrà rispondere dei due reati contestati. Oltre alla pena detentiva, tra le conseguenze possibili c’è anche una domanda di risarcimento per gli animali uccisi.
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