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Cronaca 3 min di lettura1 ott

Paura del futuro: perché Papa Leone XIV e Carlo Acutis parlano a tutti

Tra intelligenza artificiale e solitudine digitale, la Chiesa e la figura di Carlo Acutis riportano al centro il bisogno di fiducia, relazione e umanità condivisa.

Il successo ottenuto da Leone XIV a Parigi e l’interesse per la storia di Carlo Acutis sembrano avere una radice comune: in un’epoca segnata dall’incertezza, molte persone cercano un punto fermo. Il Papa ha attirato una folla imponente sugli Champs-Élysées, mentre il film televisivo dedicato al giovane Carlo ha riportato in primo piano una figura capace di unire fede, normalità e passione per la tecnologia.


La paura dietro il nuovo interesse

Alla visita parigina di Leone XIV hanno partecipato circa un milione di persone. Anche diversi esponenti politici hanno cercato visibilità durante l’appuntamento, ma il dato più significativo resta la risposta del pubblico: una partecipazione enorme attorno a un Pontefice considerato meno incline alla comunicazione spettacolare rispetto a Papa Francesco.

Carlo Acutis, invece, viene raccontato come un ragazzo qualunque solo in apparenza. Morto nel 2006 a 15 anni a causa della leucemia, era profondamente credente, amava il calcio e si interessava di videogiochi e informatica. Conosceva le opportunità e i rischi della rete e immaginava la propria vita come un’occasione per aiutare gli altri. È proprio questa combinazione tra quotidianità e spiritualità ad averlo trasformato in un riferimento per molti giovani.


L’umanesimo nell’epoca degli algoritmi

Il richiamo esercitato dalla Chiesa, secondo questa lettura, nasce soprattutto dalla paura. L’intelligenza artificiale sta modificando il lavoro, le relazioni e l’idea stessa di futuro; persino Anthropic, realtà impegnata nello sviluppo di questi sistemi, ha espresso preoccupazione per gli effetti delle proprie creazioni.

In questo scenario, l’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV viene presentata come un invito a rimettere la persona al centro. Il testo sembra rivolgersi non soltanto ai credenti, ma anche a chi cerca una risposta laica alla domanda su come proteggere l’essere umano dal potere degli strumenti che ha costruito.


La forza di restare insieme

La parola decisiva diventa così “insieme”. È il principio che accomuna il messaggio attribuito all’enciclica e l’esempio di Carlo: affrontare la paura attraverso la solidarietà, opporsi a ciò che riduce le persone a numeri e difendere uno spazio per la relazione.

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I social, invece di avvicinare, spesso accentuano l’isolamento. Allo stesso tempo, la prospettiva di un domani in cui il lavoro e le scelte umane possano essere sostituiti dalle macchine alimenta un’inquietudine crescente. In una fase simile, la Chiesa può tornare a svolgere una funzione di sostegno, soprattutto nei passaggi più dolorosi dell’esistenza, compreso il confronto con la morte.

La fede non viene proposta come una certezza automatica, ma come la possibilità di tentare una risposta. Per questo la figura di Carlo Acutis e la presenza pubblica di Leone XIV sembrano incontrare un bisogno condiviso: trovare un modo per non sentirsi soli davanti a un futuro ancora difficile da decifrare.


Chi è Chiara Baldi

Chiara Baldi è nata nel marzo del 1990 a Costigliole d’Asti, località tra Langhe e Monferrato dove continua a tornare per scrivere. Nel 2023 ha pubblicato con Mondadori “L’erede della felicità”.

L’autrice sta lavorando a un nuovo libro per Rizzoli, previsto per il prossimo anno. Si occupa inoltre di scrittura narrativa e saggistica per conto terzi ed è autrice televisiva per Mediaset.

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