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Cronaca 3 min di lettura30 min fa

Pandora rompe il silenzio: dieci anni prigioniera del guru

A 27 anni racconta le violenze vissute nella comunità del Torinese e la denuncia che ha fatto emergere due decenni di abusi su donne e minori.

La fuga è arrivata dopo dieci anni trascorsi all’interno della comunità guidata da Bruno Malatesta. Pandora, nome scelto dalla giovane oggi 27enne, ha raccontato le umiliazioni, l’isolamento e le presunte violenze subite fin dall’infanzia: la sua denuncia ha contribuito a portare alla luce una storia di abusi durata circa vent’anni.


Una nuova vita dopo la fuga

Pandora ha lasciato la setta quando aveva vent’anni, dopo essere entrata a nove insieme alla madre. Il primo contatto era avvenuto attraverso un corso di yoga per bambini, apparentemente innocuo e frequentato una volta alla settimana.

La svolta, ha spiegato, è arrivata all’università. In quell’ambiente ha incontrato coetanee che l’hanno invitata a sedersi con loro, aprendole una finestra su relazioni, uscite e amicizie che fino a quel momento le erano state negate. Dopo la crisi e la depressione, oggi dice di avere un lavoro, un compagno e una vita diversa.


Il controllo iniziava dall’infanzia

Quando il corso per bambini è terminato, Pandora è stata inserita nelle lezioni per adulti. A undici anni si è trasferita con la madre nella comunità rurale, descritta inizialmente come un luogo di pace e spiritualità. Da quel momento, secondo il suo racconto, sono cominciate le imposizioni quotidiane.

Le componenti del gruppo dovevano occuparsi dei campi, delle pulizie e della cucina. Portavano la testa rasata e tuniche arancioni, mentre la disciplina interna impediva loro di coltivare rapporti con persone esterne. Pandora racconta di giornate scandite dal lavoro, dallo yoga e dalle arti marziali, anche per quattro ore consecutive.


Umiliazioni e presunte violenze

Nel suo racconto, la giovane riferisce che Malatesta divideva le donne e le sottoponeva a continue mortificazioni. «Ci chiamava streghe puttane», ha ricordato, spiegando che il guru collegava quelle parole a presunte vite precedenti e sosteneva di poterle salvare dalle energie negative.

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Durante le sedute, prosegue Pandora, l’uomo avrebbe utilizzato i cristalli e la paura di malattie o catastrofi come giustificazione per toccare le parti intime delle adepte. «Mentre accadono, tu hai la sensazione che sia sbagliato. Ma lui è il maestro e può fare tutto», ha detto, descrivendo il condizionamento psicologico vissuto da bambina.


Isolate anche dai familiari

Un altro strumento di controllo sarebbe stato il divieto di contatto fisico tra le donne della comunità. Secondo Pandora, abbracci e gesti di affetto venivano presentati come rischiosi perché avrebbero trasmesso negatività; soltanto il guru poteva toccarle. La madre della ragazza, rimasta nella setta, sarebbe stata tenuta separata da lei.

Pandora ricorda anche le reazioni aggressive dell’uomo, capace di urlare per motivi banali. Ancora oggi, racconta, le grida le provocano paura e alcuni gesti quotidiani, come usare un rubinetto, le richiamano alla mente gli anni trascorsi sotto controllo.


La denuncia dopo il distacco

A diciannove anni Pandora ha detto alla madre di non riuscire più a sopportare quella situazione e ha deciso di andarsene. In precedenza, secondo la sua testimonianza, Malatesta l’aveva spinta a iscriversi all’università con l’obiettivo di farla lavorare gratuitamente per lui in seguito.

La scuola e l’università, racconta, le hanno permesso di mettere in discussione ciò che aveva sempre considerato normale. Il percorso di liberazione è stato difficile, ma la denuncia ha fatto emergere altre storie legate alla comunità e ha acceso i riflettori su presunti abusi ai danni di donne, bambine e adolescenti.

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