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Cronaca 2 min di lettura23 set

Palermo, la svolta su comunioni e cresime mette in crisi il settore

La riforma dell’arcidiocesi unifica il cammino dei sacramenti e fa temere ricadute pesanti su feste, ricevimenti e attività commerciali: Confimprese parla già di 30 milioni di euro di danni.

A Palermo la nuova impostazione per catechismo, comunione e cresima sta producendo effetti immediati fuori dalle parrocchie: il comparto legato alle cerimonie teme una frenata pesante, con stime che arrivano a 30 milioni di euro di perdite. Il nodo è semplice: un solo appuntamento al posto di due, quindi meno eventi da organizzare e meno lavoro per chi vive di ricevimenti.


Confimprese chiede tempi più brevi

Giovanni Felice, alla guida di Confimprese Palermo, sostiene che per molte imprese il colpo sia già molto forte. Secondo lui alcune aziende rischiano di vedere sparire oltre metà del fatturato annuo e per questo chiede un passaggio intermedio, più rapido, che consenta ai bambini di almeno dieci anni di arrivare alla comunione senza attendere il 2029. Dall’arcidiocesi, però, arriva una lettura opposta: il progetto catechistico, partito nel 2024 dopo anni di confronto, viene difeso come un percorso pensato per il bene delle famiglie e non modificabile con scorciatoie.


Il sindaco prova a riaprire il dialogo

Nel mezzo si è mosso Roberto Lagalla, che dopo aver incontrato i commercianti ha scritto all’arcivescovo Corrado Lorefice per cercare una mediazione. Nel frattempo la protesta non si è fermata: è stato annunciato un sit-in nei prossimi giorni e alcuni operatori parlano di un calo superiore al 40% del fatturato nell’ultimo anno. Tra loro c’è anche Giuseppe Veniero, titolare di un confettificio storico, che vede nel rinvio delle celebrazioni non solo una perdita economica ma anche un cambiamento nel senso stesso della festa.

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Genitori e sacerdoti non sono compatti

Alla richiesta di una soluzione transitoria si sono aggiunti anche alcuni genitori, che hanno avviato una petizione su Change.org per i bambini rimasti nel passaggio verso il nuovo modello. Dentro la stessa Chiesa palermitana, inoltre, non mancano le riserve: padre Cosimo Scordato ha espresso rammarico per le ricadute sulle famiglie che lavorano nel settore e ha spiegato che avrebbe preferito più possibilità tra cui scegliere, con un percorso rivisto fin dal battesimo e con i familiari più coinvolti come parte attiva dell’itinerario.

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