Palermo, comunioni rinviate: i commercianti chiedono una svolta
Oltre trenta operatori protestano davanti alla Curia contro il percorso quinquennale per prima comunione e cresima, che secondo la categoria ha azzerato il lavoro
«Abbiamo registrato quest'anno un calo del 30% di fatturato», afferma Raffaele Marchese, fotografo palermitano, chiedendo un confronto con la Chiesa. La categoria, precisa, non intende contrapporsi alla comunità ecclesiale: l'obiettivo è individuare una soluzione che consenta alle famiglie degli operatori di continuare a vivere del proprio lavoro.
Manuela Gandolfo, titolare di un antico negozio di bomboniere, racconta di aver seguito circa 300 comunioni ogni anno e di avere subito, come molti colleghi, una contrazione degli incassi compresa tra il 30% e il 50%. Pur definendosi molto religiosa, sostiene che l'attuale organizzazione non favorisca necessariamente l'avvicinamento dei giovani alla fede e respinge l'accusa rivolta ai commercianti di pensare soltanto al denaro.
Il lavoro chiede spazio al dialogo
La protesta ha riunito più di trenta persone tra fiorai, fotografi e commercianti specializzati in articoli per le celebrazioni. Il gruppo si è ritrovato questa mattina davanti al palazzo arcivescovile di via Matteo Bonello, a Palermo, con cartelli dedicati al rapporto tra fede, sacramenti e attività economiche.
Confimprese Palermo e le associazioni di categoria intendono ottenere un incontro con Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. Tra gli slogan esposti figuravano «Oggi siamo qui per fare comunione» e «I sacramenti uniscono», scelti per sottolineare che la richiesta non riguarda un attacco alla Chiesa, ma le conseguenze della nuova programmazione sui lavoratori.
Cinque anni che pesano sui bilanci
Il nodo nasce dalla decisione presa dalla Curia due anni fa: il cammino preparatorio per prima comunione e cresima è passato da due a cinque anni. Secondo gli operatori, la modifica ha ridotto drasticamente il numero delle cerimonie e, di conseguenza, le occasioni di lavoro per le attività che ruotano intorno agli eventi.
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Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo, ricorda che in precedenza a Palermo si celebravano 3.500 comunioni ogni anno. Le prime stime indicavano una perdita annuale di circa 20 milioni di euro, ma le valutazioni più recenti della categoria hanno portato il danno ipotizzato a 30 milioni; per Felice, inoltre, il fatturato attuale sarebbe ormai pari a zero e dal 2026 in città non si celebrerebbero comunioni.
La proposta sui corsi
La richiesta avanzata dai commercianti consiste nell'aumentare la frequenza degli incontri di preparazione, così da ridurre la durata complessiva del percorso. Felice spiega che alcune parrocchie organizzano una lezione ogni settimana, mentre altre ne prevedono una ogni quindici giorni: nel primo caso si arriva a circa 40 appuntamenti annuali, nel secondo a 20.
L'idea è raddoppiare gli incontri settimanali dove possibile, mantenendo il percorso formativo ma accorciando i cinque anni previsti. La categoria teme infatti che l'assenza delle celebrazioni possa prolungarsi anche per i quattro anni successivi e chiede alla Curia di valutare un tavolo di confronto.
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