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Cronaca 4 min di lettura1 ora fa

Osteoporosi, 5 milioni di italiani: la sfida è agire prima delle fratture

Ucb rilancia l’impegno su diagnosi precoce, cure personalizzate e assistenza uniforme per osteoporosi e patologie reumatologiche

In Italia circa 5 milioni di persone convivono con l’osteoporosi, una malattia che nell’80% dei casi riguarda donne in post-menopausa. Spesso silenziosa, può emergere soltanto dopo una frattura da fragilità, con effetti duraturi sull’autonomia: dopo una frattura del femore, circa una persona su cinque non torna più a camminare senza assistenza.

Il dato arriva nel giorno dedicato alla sensibilizzazione sull’osteoporosi, il 20 ottobre, a pochi giorni dalla Giornata mondiale del malato reumatico del 12 ottobre. Ucb Pharma richiama l’attenzione sulla necessità di anticipare la diagnosi, rendere le cure disponibili in modo omogeneo e accompagnare i pazienti lungo tutte le fasi della malattia.

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Fragilità ossea, numeri ancora critici

Secondo le stime riportate nel testo, l’osteoporosi interessa il 7,7% della popolazione italiana. La quota sale al 30,7% tra le persone con più di 74 anni e raggiunge il 45,4% nelle donne della stessa fascia d’età, anche per effetto dell’invecchiamento demografico.

I dati Istat relativi al 2023 mostrano quindi una condizione destinata ad avere un peso crescente sulla salute pubblica. Dopo il primo evento, riconoscere rapidamente la fragilità dello scheletro e avviare un trattamento adeguato diventa essenziale per limitare il pericolo di ulteriori fratture.

La ricerca ha messo a disposizione diverse possibilità terapeutiche, da scegliere in base al rischio individuale. Perché i risultati siano duraturi, però, servono anche controlli regolari, adesione alle cure e una collaborazione stabile tra specialisti, medici di famiglia e servizi territoriali.


La cura non finisce con la terapia

Per Ucb l’innovazione deve essere accompagnata da un’organizzazione capace di intercettare i bisogni, ridurre le differenze tra territori e garantire continuità assistenziale. La stessa impostazione riguarda le malattie reumatologiche, spesso croniche, infiammatorie o legate a meccanismi immunitari, che possono limitare movimento, indipendenza e vita sociale o professionale.

«Il valore dell’innovazione si misura anche nella capacità di renderla concretamente accessibile alle persone che ne hanno bisogno», ha affermato Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Italia. Nel suo intervento ha sottolineato che una terapia disponibile non basta: occorrono diagnosi più rapide, sostegno nelle diverse fasi della patologia e un lavoro comune tra istituzioni, professionisti e associazioni dei pazienti.

Tra gli strumenti organizzativi indicati per l’osteoporosi figurano i servizi dedicati alle persone che hanno già subito una frattura da fragilità. Questi percorsi puntano a migliorare la prevenzione di nuovi eventi e a coordinare la presa in carico dopo il primo episodio.

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Il confronto entra nelle istituzioni

L’azienda ha sostenuto senza vincoli un incontro istituzionale promosso da Apmarr, Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, che si è tenuto il 15 ottobre al ministero della Salute. Al centro del confronto sono stati i progressi della reumatologia e gli ostacoli ancora da superare per trasformare i risultati scientifici in vantaggi concreti per chi vive con una patologia cronica.

Diagnosi tempestive, accesso equo, assistenza continuativa e interventi coordinati tra più professionisti sono stati indicati come elementi decisivi. Ucb afferma di voler sostenere questo dialogo non solo attraverso gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, ma anche favorendo il rapporto tra comunità scientifica, istituzioni e rappresentanti dei pazienti.

Un’altra iniziativa citata è il Manifesto futurista delle malattie reumatologiche, elaborato nell’ambito della Rheuma Care Academy insieme a MediArt e con il contributo scientifico di Roberto Poli, docente di Sociologia e ricerca sociale all’Università di Trento. Il documento propone una gestione più integrata delle patologie e richiama l’importanza della formazione sanitaria, delle tecnologie digitali e dell’uso del fascicolo sanitario elettronico.


Più prevenzione, anche sul territorio

Nel modello delineato, le associazioni non hanno soltanto una funzione di supporto, ma partecipano al confronto con le istituzioni e alla progettazione di forme di assistenza più vicine ai bisogni reali. La loro esperienza può contribuire a individuare le difficoltà ancora irrisolte e a orientare le future risposte del sistema salute.

Accanto alle attività di ricerca, Ucb promuove campagne di informazione sulla salute delle ossa. Tra queste c’è «Fai la tua mossa», dedicata alla conoscenza dell’osteoporosi e alla prevenzione delle fratture da fragilità, oltre al progetto digitale «Genere donna».

L’azienda segnala infine il ruolo di Off Italia – Osservatorio fratture da fragilità, impegnato nell’analisi dei bisogni e nella promozione di politiche sanitarie più efficaci. L’obiettivo comune delle iniziative è spostare l’attenzione dalla gestione delle conseguenze all’intervento precoce, con percorsi personalizzati e accessibili in modo uniforme.

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