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Cronaca 4 min di lettura1 ora fa

Ora solare per sempre? La scelta che protegge sonno e salute

Le ricerche canadesi indicano la luce del mattino come alleata dell’orologio biologico e mettono in guardia dai rischi di un’ora legale permanente.

La vera domanda, secondo gli studiosi, non è più soltanto se eliminare il cambio stagionale dell’orario, ma quale luce incontreremo al risveglio dopo quella decisione. L’orientamento prevalente della ricerca va verso l’ora solare mantenuta per tutti i 12 mesi, perché l’esposizione mattutina aiuterebbe a regolare sonno, umore e ritmo biologico.


La scelta richiede precauzioni

Qualunque soluzione venga adottata, i ricercatori chiedono ai governi di verificare con attenzione gli effetti sulla popolazione. Se si optasse per l’ora legale permanente, servirebbero interventi sulla sicurezza stradale e sui percorsi riservati a pedoni e ciclisti, oltre a orari scolastici e lavorativi più flessibili.

Tra le misure suggerite figurano anche una maggiore presenza di luce naturale negli edifici frequentati durante la mattina e il controllo di sonno, salute mentale, incidenti e altri indicatori sanitari. Alexandra Choi, responsabile della sanità pubblica presso Vancouver Coastal Health, ha sottolineato che la gestione dell’orario rappresenta una scelta di salute collettiva e va preparata prima del primo inverno interessato.

Con l’ora solare stabile, invece, le azioni necessarie sarebbero più limitate: occorrerebbe soprattutto affrontare il buio che arriverebbe prima nelle sere invernali e l’anticipo dell’alba durante l’estate.


I precedenti invitano alla prudenza

L’adozione dell’ora legale per tutto l’anno ha già prodotto reazioni negative in diversi Paesi. Gli Stati Uniti la introdussero nel 1974, nel pieno della crisi energetica, ma la eliminarono dopo circa dodici mesi, anche a causa delle proteste per le mattine invernali ancora buie e dei timori legati agli spostamenti dei bambini verso la scuola.

Una scelta analoga fu compiuta dalla Russia nel 2011, salvo essere ritirata nel 2014 dopo il malcontento dell’opinione pubblica. Anche il Cile abbandonò l’ipotesi di mantenere l’ora legale in modo permanente sul territorio nazionale, dopo una prova realizzata nel 2015.


Perché il mattino pesa di più

L’analisi canadese, pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, rileva che la maggior parte degli studi favorisce il mantenimento dell’ora solare. Raymond Lam, docente di Psichiatria all’Università della Columbia Britannica e primo firmatario del lavoro, osserva che cancellare il doppio appuntamento annuale con le lancette risolverebbe un problema, ma ne aprirebbe immediatamente un altro: stabilire quale orario adottare senza interruzioni.

La luce del mattino contribuirebbe a mantenere sincronizzato il ritmo circadiano con il ciclo quotidiano. Quella serale, al contrario, tenderebbe a spostarlo in avanti; per questo un’ora legale permanente renderebbe più difficile l’allineamento biologico proprio nei mesi in cui l’alba è già più tarda.

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Chi rischia di più

Nel territorio canadese, tra l’1% e il 3% delle persone soffrirebbe di disturbo affettivo stagionale. Fino al 15% della popolazione, inoltre, manifesterebbe cambiamenti stagionali più contenuti a carico dell’umore, del riposo, dell’appetito e dell’energia.

Le ricerche geografiche citate dagli autori associano le albe più tardive, tipiche delle zone occidentali di un fuso orario, a diversi effetti sfavorevoli sulla salute. Bambini e adolescenti potrebbero essere esposti in modo particolare: durante la pubertà il sonno tende naturalmente a iniziare più tardi, mentre l’orario di ingresso a scuola resta fissato nelle prime ore del giorno.

Tra le categorie considerate più vulnerabili rientrano anche chi lavora a turni o comincia presto, chi usa i mezzi pubblici, pedoni, ciclisti e abitanti delle aree rurali o economicamente più fragili, dove illuminazione e trasporti possono essere meno efficienti. Patrick Baylis, professore associato alla Scuola di economia dell’Università della Columbia Britannica, riconosce che le serate più luminose favorirebbero attività sociali, ricreative e commerciali, ma richiama i possibili costi in termini di sonno, rendimento lavorativo e risultati scolastici.


Il prossimo cambio resta vicino

Il ritorno all’ora solare è previsto tra sabato 24 ottobre e domenica 25: alle 3 le lancette dovranno essere riportate alle 2. Il passaggio riaccende il confronto tra le cosiddette “allodole”, che preferiscono avere luce al risveglio, e i “gufi”, più favorevoli a conservare luminosità nelle ore serali.

L’ora legale permanente offrirebbe infatti tramonti più tardi, con possibili vantaggi per tempo libero, socialità, spostamenti tra casa, scuola e lavoro e alcune attività economiche. Il prezzo sarebbe però un’alba posticipata di un’ora, soprattutto problematica d’inverno per chi deve uscire presto.

Secondo Ralph Mistlberger, docente di Psicologia alla Simon Fraser University di Vancouver, l’orologio biologico ha bisogno della luce mattutina per restare sincronizzato con le 24 ore: spostarla più avanti aggraverebbe l’oscurità delle mattine invernali. Per questo, nella valutazione complessiva degli esperti, l’ora solare per quattro stagioni e 365 giorni rimane l’opzione con meno conseguenze da compensare.

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