Olio tunisino nelle bottiglie italiane? Il test che svela i falsi
La genetista agraria Cinzia Montemurro ha contribuito a individuare, attraverso il Dna, prodotti nordafricani venduti con indicazioni sull’origine italiana o comunitaria.
L’etichetta può indicare un’origine italiana o comunitaria, ma il contenuto della bottiglia può raccontare una storia diversa. È il risultato emerso da uno studio sul quale ha lavorato Cinzia Montemurro, genetista agraria dell’Università di Bari, insieme ad altri ricercatori.
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Il Dna mette alla prova l’etichetta
La ricerca ha utilizzato l’analisi del Dna per verificare la provenienza dell’olio commercializzato. In questo modo gli studiosi hanno individuato prodotti di origine nordafricana presentati sul mercato con riferimenti all’Italia o più genericamente all’Unione europea.
Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Foods. L’indagine si inserisce in un’attività di ricerca sulla tracciabilità dell’olio che Montemurro porta avanti da oltre vent’anni.
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Una ricerca nata sul campo
L’esperienza della genetista agraria non si limita all’ambito accademico. Nel corso degli anni, il suo gruppo ha collaborato anche con i tribunali e con l’Icqrf, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari.
L’obiettivo è fornire strumenti scientifici capaci di distinguere l’origine reale dell’olio da quella dichiarata sulla confezione. Il caso dell’olio tunisino commercializzato come italiano mostra quindi come le analisi genetiche possano contribuire a smascherare indicazioni non corrispondenti al contenuto.
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