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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Nove milioni e 400mila dosi: così viaggiavano i farmaci illegali

Sedici persone sono indagate nell’inchiesta del Nas coordinata dalla Procura di Bolzano, con sequestri tra Campania, Lombardia e Trentino-Alto Adige

Un’organizzazione composta da due nuclei familiari e da altri collaboratori avrebbe movimentato ogni giorno ingenti quantità di anabolizzanti e sostanze stupefacenti, destinati al mercato italiano e a quello estero. Il giro d’affari illecito stimato dagli investigatori raggiunge circa 9 milioni di euro.

Sono 16 le persone coinvolte nell’indagine della Procura di Bolzano: 15 abitano in provincia di Napoli e una in provincia di Pavia. L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nas di Trento, ha interessato anche Caserta e Milano.

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Il deposito con 400mila dosi

Durante le perquisizioni, i militari hanno individuato un ampio garage nel Napoletano riconducibile a uno degli indagati principali. All’interno erano nascosti 560 pacchi contenenti oltre 400.000 dosi di anabolizzanti e stupefacenti, con un valore di vendita al dettaglio valutato in almeno 30 milioni di euro.

Per rendere meno riconoscibile il contenuto, i prodotti erano inseriti in confezioni apparentemente destinate a giochi per bambini, articoli di bellezza o prodotti per la casa. In un altro magazzino, nella disponibilità di un indagato residente nel Pavese, sono state trovate 4.400 confezioni di anabolizzanti, stimate in circa 250.000 euro.


Denaro, orologi e conti sotto sequestro

Il Tribunale di Bolzano ha disposto il sequestro preventivo di 12 immobili e delle somme depositate sui conti correnti, alla luce dei guadagni ritenuti collegati all’attività. Il contante recuperato nel corso degli interventi supera complessivamente 125.000 euro; in provincia di Pavia, da solo, un indagato aveva 42.000 euro.

Gli investigatori hanno inoltre trovato diversi orologi Rolex e numerose carte di debito che sarebbero state utilizzate per regolare i pagamenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, parte dei profitti veniva reinvestita in beni di valore.

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Comunicazioni anonime e pagamenti schermati

Ricostruire i movimenti del gruppo si è rivelato complesso per l’uso di applicazioni di messaggistica anonima. Anche le transazioni sarebbero state organizzate in modo da rendere difficile risalire ai destinatari effettivi.

Il denaro veniva nascosto in pacchi spediti con mittenti e destinatari falsi oppure trasferito attraverso criptovalute. Proprio queste modalità, insieme alla distribuzione delle spedizioni in Italia e all’estero, avrebbero consentito al gruppo di mantenere un’attività quotidiana su larga scala.


Le decisioni cautelari ancora da valutare

A 11 dei 16 indagati è stato notificato un provvedimento del giudice per le indagini preliminari che fissa un interrogatorio preventivo presso il Tribunale di Bolzano. La convocazione arriva dopo la richiesta della Procura di applicare misure cautelari.

Per alcuni degli indagati, il pubblico ministero ha chiesto la custodia in carcere o gli arresti domiciliari. Gli interrogatori dovranno precedere la decisione del giudice sulle eventuali misure da adottare.

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