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Cronaca 1 min di lettura3 ore fa

No Tav, la richiesta da 250mila euro: i difensori contestano il danno d’immagine

I Ministeri della Difesa e dell’Interno chiedono un risarcimento a cinque persone per gli scontri avvenuti in Valle di Susa nel dicembre 2011.

È soprattutto la voce relativa al danno d’immagine, quantificata in 200mila euro, a essere messa in discussione dalla difesa dei cinque attivisti e simpatizzanti No Tav coinvolti nella causa. Nel complesso, l’Avvocatura dello Stato reclama circa 250mila euro per conto dei Ministeri della Difesa e dell’Interno.


La causa ruota sul danno d’immagine

Il procedimento si sta svolgendo davanti al Tribunale civile di Torino e riguarda gli episodi di violenza avvenuti durante una manifestazione in Valle di Susa nel dicembre 2011. Oltre alla lesione dell’immagine delle amministrazioni, la richiesta comprende i costi legati all’impiego delle forze dell’ordine e una parte delle spese sostenute per le attività investigative.

Gli avvocati Danilo Ghia, Domenico Fragapane, Emanuele D’Amico e Stefano Bertone, che assistono i cinque imputati nella controversia civile, respingono innanzitutto la prima voce della domanda. Secondo la loro posizione, non sarebbe chiaro quale concreto pregiudizio all’immagine abbiano subito i ministeri né come questo sia stato determinato.


Le condanne penali sono definitive

La vicenda civile arriva dopo un procedimento penale concluso con sentenze irrevocabili. Le persone coinvolte, tra cui figurano anche soggetti riconducibili all’area antagonista, hanno ricevuto pene detentive inferiori a due anni, con sospensione condizionale.

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In quella sede, tuttavia, i giudici avevano riconosciuto alle parti civili la possibilità di ottenere un ristoro economico. È su questo presupposto che l’Avvocatura dello Stato ha avviato l’azione per recuperare le somme richieste ai cinque.

La quantificazione complessiva si avvicina dunque ai 250mila euro, ma l’esito della causa non è ancora definito. Il Tribunale civile di Torino dovrà valutare sia l’effettiva esistenza dei danni invocati sia la loro entità, comprese le spese collegate alla gestione dell’ordine pubblico e alle indagini.

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