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Cronaca 3 min di lettura3 ore fa

Nepal, la piena sfonda la valle: soccorsi per 100 escursionisti

Una frana ha creato uno sbarramento sul Budhi Gandaki, poi collassato: cinque dispersi, oltre 200 case danneggiate e sentieri del Manaslu interrotti.

L’emergenza si concentra ora lungo il percorso del Manaslu, dove più di cento escursionisti stranieri non riescono a rientrare dopo che l’acqua ha cancellato alcuni tratti del sentiero. Nel distretto di Gorkha, in Nepal centrale, una massa di fango e detriti ha inoltre colpito abitazioni, ponti e impianti per la produzione di energia.

Il bilancio provvisorio parla di cinque persone disperse, mentre non risultano vittime accertate. Nella giornata di lunedì 321 persone, tra cui 12 stranieri, sono state evacuate; le operazioni, condotte anche con quattro elicotteri, proseguiranno almeno fino a martedì.


Il fiume prima bloccato, poi esploso

La piena si è verificata nel fine settimana, circa 100 chilometri a ovest di Kathmandu. Prima dell’alba, una frana ha ostruito il Budhi Gandaki e ha formato un bacino temporaneo: quando lo sbarramento ha ceduto, l’acqua accumulata si è riversata a valle con grande violenza.

L’allarme è stato lanciato domenica mattina, ma la corrente ha comunque investito decine di edifici. Le autorità stimano che siano più di 200 le abitazioni danneggiate; risultano inoltre colpiti cinque ponti e diverse centrali idroelettriche, tre secondo alcune prime ricostruzioni. Il livello del fiume è successivamente diminuito.

Il portavoce dell’esercito nepalese Raja Ram Basnet ha spiegato che le squadre impegnate sul posto non hanno ancora notizie dei cinque dispersi e che ricerca e soccorso restano in corso. Il primo ministro Balendra Shah ha invece annunciato interventi per ripristinare i servizi essenziali e le infrastrutture nelle zone colpite.


Il trekking del Manaslu resta spezzato

L’onda di piena ha reso impraticabili diversi passaggi dell’itinerario che attraversa l’area di conservazione del Manaslu, una delle mete più note dell’Himalaya, attorno all’ottava montagna più alta del mondo. Gli escursionisti rimasti isolati si trovano in località diverse e, per alcuni, l’unico modo per abbandonare la zona è un intervento aereo.

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Bhuwan Raj Ojha, funzionario del progetto di gestione dell’area protetta, ha riferito che chi desidera interrompere il viaggio dovrà essere soccorso, mentre chi intende proseguire potrà farlo dai villaggi considerati sicuri. Lungo il tracciato, ha aggiunto, ristoranti e strutture di accoglienza non sono stati raggiunti dall’acqua.


Un nuovo allarme dopo agosto

La nuova calamità arriva mentre il Paese sta ancora facendo i conti con il disastro del 26 agosto. In quell’occasione, il crollo di un ghiacciaio e di una parte della montagna aveva generato un’enorme onda nella valle del Trishuli, di cui il Budhi Gandaki è un affluente: il bilancio riportato dalle autorità è di 1.457 morti, con migliaia di persone ancora disperse.

Il Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle montagne ritiene compatibile con le informazioni disponibili l’ipotesi del cedimento dello sbarramento naturale. Il suo direttore generale Pema Gyamtsho ha sottolineato che ricostruire con precisione la dinamica sarà indispensabile per limitare il rischio di eventi simili.

In Nepal frane e alluvioni sono ricorrenti durante la stagione dei monsoni. Gli esperti avvertono inoltre che il cambiamento climatico può accelerare lo scioglimento dei ghiacciai e rendere più instabili i versanti dell’Himalaya. Basanta Raj Adhikari, direttore del centro universitario di Kathmandu dedicato allo studio dei disastri, ha chiesto di rafforzare i sistemi di allerta, oggi troppo legati al solo livello dei fiumi.

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