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Cronaca 2 min di lettura28 min fa

Natalità, il Sud perde il suo vantaggio: cosa dicono i nuovi dati

Il dato che più racconta la trasformazione demografica italiana riguarda la Generazione 1976: il 23% delle donne nate in quell’anno, ormai cinquantenni, non ha avuto figli.

Il dato che più racconta la trasformazione demografica italiana riguarda la Generazione 1976: il 23% delle donne nate in quell’anno, ormai cinquantenni, non ha avuto figli. È uno degli effetti di scelte familiari cambiate e di condizioni sociali ed economiche che rendono più difficile diventare genitori.

Nel frattempo, il numero complessivo delle nascite continua a diminuire. Nel 2025 sono venuti alla luce 355.772 bambini, circa 14 mila in meno rispetto all’anno precedente, con una variazione negativa del 3,8%. Anche l’inizio del 2026 conferma la tendenza: nei primi mesi si contano 2 mila nati in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

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Il Mezzogiorno non è più distante

La contrazione riguarda l’intero Paese, ma nel Mezzogiorno assume proporzioni più marcate. Qui, nel 2025, i primi figli sono diminuiti del 5,3% su base annua, mentre nel Nord il calo è stato del 2,3% e nel Centro del 3,9%. Per i secondogeniti la riduzione è stata rispettivamente del 5,5%, del 4,3% e del 4,6%.

Anche il numero medio di figli per donna mostra un progressivo allineamento tra le aree italiane. Il Mezzogiorno si ferma a 1,16 figli, quasi lo stesso valore del Nord, pari a 1,15; il Centro registra invece 1,07. Secondo Sara Miccoli, ricercatrice dell’Istat, pesano la difficoltà di raggiungere l’autonomia economica, l’incertezza lavorativa, l’accesso alla casa e la scarsità di servizi per conciliare occupazione e famiglia, fattori ormai presenti in modo simile lungo tutta la penisola.


Genitori sempre più tardi

La diminuzione delle culle si inserisce in un percorso iniziato negli anni Settanta. Dopo una parentesi di lieve ripresa intorno al cambio di Millennio, dal 2008 la natalità ha ripreso a scendere: oggi il Paese registra circa 200 mila nascite in meno rispetto a vent’anni fa.

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L’età media al parto è salita a 32,7 anni e il primo figlio arriva mediamente a 32 anni. Il livello di istruzione incide sui tempi: per le donne con licenza media l’età media del primo parto è 29,7 anni, che sale a 32,5 tra le diplomate e raggiunge 34,9 tra le laureate. Il tasso di fecondità nazionale è così sceso a 1,14 figli per donna.


Famiglie più varie, matrimonio in calo

Tra i cambiamenti più evidenti c’è anche la crescente diffusione di percorsi alternativi alla genitorialità e di nuove forme familiari. Il 62,4% dei bambini nati da madri sotto i 24 anni ha genitori non sposati; tra le coppie italiane la quota arriva al 78,7%.

Aumentano inoltre i bambini nati da coppie miste, quasi uno ogni dieci, con una crescita del 4,2% rispetto al 2024. I doppi cognomi rappresentano il 7,3% del totale, mentre non cambia la graduatoria dei nomi più scelti: Leonardo tra i maschi e Sofia tra le femmine. Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, ha sottolineato che i numeri richiedono interventi pubblici strutturali e duraturi, capaci di sostenere le famiglie nel tempo.

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