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Cronaca 3 min di lettura3 giorni fa

Monster 4 non convince? Netflix punta sul caso Unabomber

Russell Crowe e Shailene Woodley guidano un film sul percorso di Ted Kaczynski, tra gli anni della formazione e la lunga caccia dell’FBI.

Il caso di Ted Kaczynski torna al centro dell’attenzione con Unabomber, il nuovo film Netflix ispirato a una vicenda criminale realmente accaduta. La pellicola, interpretata da Russell Crowe e Shailene Woodley, sceglie di raccontare non soltanto gli attentati, ma anche il cammino che portò un giovane talento a diventare uno dei terroristi più ricercati degli Stati Uniti.

Per chi è rimasto poco coinvolto da Monster 4 e dalla storia di Lizzie Borden, questa può rappresentare un’alternativa nel catalogo dedicato al true crime. Il film dura circa un’ora e quaranta minuti e prova a condensare quasi vent’anni di eventi in una narrazione rapida, costruita su due periodi distinti.


Kaczynski, dal talento al terrorismo

Il protagonista non è l’Unabomber italiano, responsabile di una serie di attentati tra il 1993 e il 2007, bensì Ted Kaczynski. Da adolescente era considerato un prodigio: a 16 anni entrò ad Harvard e si avvicinò anche a uno studio sulla personalità guidato dallo psicologo Henry Murray, interpretato da Russell Crowe, e sostenuto economicamente dalla CIA.

La versione più giovane di Kaczynski è affidata a Jacob Tremblay, già visto in Room. Il film segue il progressivo cambiamento del ragazzo, inizialmente appassionato di filosofia e dotato di capacità fuori dal comune, fino alla sua trasformazione in un criminale responsabile di una lunga serie di attentati.


Due tempi per una caccia durata anni

La storia si muove avanti e indietro tra la formazione di Kaczynski e la successiva indagine federale. Decenni dopo gli anni di Harvard, l’FBI riprende il filo del caso e restringe gradualmente il campo fino a individuare il sospettato, arrivando alla cattura negli anni Novanta.

La caccia all’Unabomber fu una delle operazioni più complesse affrontate dall’agenzia americana e si protrasse per 18 anni. Il montaggio alterna le due fasi con un ritmo abbastanza equilibrato, anche se la durata contenuta impedisce alla pellicola di approfondire ogni passaggio della vicenda.

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Il film evita la violenza spettacolare

Uno degli aspetti più rilevanti è la scelta di non costruire il racconto esclusivamente sulle esplosioni e sugli episodi più brutali. L’attenzione viene spostata sulle condizioni, sulle esperienze e sui passaggi psicologici che precedono l’azione criminale.

Questa impostazione permette di osservare più da vicino il percorso di Kaczynski, senza trasformare gli attentati nel solo motore della narrazione. Ne nasce un ritratto interessato alla metamorfosi di un giovane brillante, ma il film non propone una giustificazione delle sue responsabilità.


Una visione rapida, con qualche limite

Il continuo alternarsi tra passato e presente rende la visione scorrevole e aiuta la regia a riassumere una storia molto articolata in circa cento minuti. Il risultato è coinvolgente e offre diversi spunti di riflessione, pur lasciando la sensazione che una durata maggiore avrebbe consentito un’analisi più ampia.

Unabomber non raggiunge il livello di Dahmer e procede talvolta troppo velocemente. Tuttavia, resta un true crime capace di riportare alla memoria un caso che ha segnato la storia criminale americana e può diventare una scelta interessante per chi cerca un titolo breve, teso e basato su fatti reali.

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