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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Milano, scontri e cittadinanza: la linea dura di Valditara

Dopo le violenze in centro, il ministro difende nuovi strumenti di sicurezza e lega il riconoscimento della cittadinanza alla condivisione dei valori costituzionali.

Secondo Giuseppe Valditara, le proteste segnate da minacce, aggressioni e danneggiamenti non possono essere considerate espressioni ordinarie del dissenso. Il ministro ha separato il diritto a manifestare da comportamenti come l’occupazione degli istituti, gli insulti, i manichini dati alle fiamme e le rappresentazioni di ministri impiccati: «La piazza violenta non ha nulla di democratico».

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Cortei e violenza restano distinti

Nel ragionamento di Valditara, una manifestazione pacifica appartiene pienamente alla vita democratica, mentre intimidazioni e atti violenti ne rappresentano la negazione. Il ministro ha quindi ribadito la necessità di distinguere la libertà di protesta dalle azioni che mettono a rischio persone, istituzioni o beni pubblici.

Le sue parole sono arrivate mentre si discute delle misure ipotizzate dopo gli scontri avvenuti nel centro di Milano. Tra queste figurano la revisione delle condizioni per ottenere la cittadinanza e la possibilità di adottare il fermo preventivo nei confronti di minorenni.


Cittadinanza legata ai valori condivisi

Valditara ha sostenuto che il riconoscimento della cittadinanza debba riguardare chi intende aderire ai principi fondamentali della società italiana. A suo giudizio, non sarebbe invece compatibile con tale percorso l’atteggiamento di chi vuole devastare una città o rifiuta qualsiasi forma di integrazione.

Il ministro ha indicato come ostacoli alla cittadinanza alcune concezioni considerate incompatibili con l’ordinamento italiano: la negazione della parità tra uomini e donne, l’imposizione del niqab alle donne e l’idea di sostituire le regole dello Stato con norme religiose nella gestione delle controversie private. Per Valditara, queste posizioni mostrano una distanza dai valori di riferimento del Paese.

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Il racconto dalla piazza Duomo

Parlando a Milano, il ministro ha riferito di essere stato personalmente vicino a una situazione di pericolo: «Ero qui, in piazza Duomo, e per poco non sono stato colpito alla testa da una pietra». Nella stessa occasione ha collegato gli episodi di violenza a una questione più ampia di integrazione.

La dichiarazione è stata rilasciata al Teatro alla Scala, dove Valditara partecipava all’inaugurazione del vertice internazionale dedicato all’intelligenza artificiale nella scuola. A margine dell’evento, una domanda ha riguardato proprio la stretta sulla cittadinanza e le ipotesi di intervento preventivo per i minorenni.


Fermo preventivo, il precedente francese

Sul possibile fermo preventivo dei minorenni, il ministro ha parlato di uno strumento con finalità di sicurezza. Ha richiamato l’esperienza della Francia, dove, secondo la sua ricostruzione, le forze di polizia possono ricorrere a metodi più severi senza che questo metta in discussione la natura democratica della Repubblica.

Valditara ha aggiunto che misure di questo tipo sarebbero presenti in diverse democrazie. La sua posizione è che il loro impiego debba essere valutato come una risposta alla prevenzione dei rischi, anche quando riguarda episodi con protagonisti molto giovani.

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