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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Milano, la denuncia di Varone: «In strada anche dodicenni»

Il segretario del Siulp Andrea Varone racconta il ruolo dei social e l’età sempre più bassa dei partecipanti agli scontri nel capoluogo lombardo.

La presenza di ragazzi appena dodicenni tra le persone coinvolte nelle tensioni di Milano è l’aspetto che più ha colpito Andrea Varone, segretario del Siulp-Polizia di Stato. Il dirigente ha descritto una protesta alimentata dalla rete e accompagnata da un’esibizione della violenza sempre più evidente sui social.

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L’età dei partecipanti preoccupa

Intervenuto a “Dritto e Rovescio”, Varone ha indicato come elemento nuovo il coinvolgimento di minorenni di 12, 13 e 14 anni. «Ci siamo trovati davanti a ragazzi di 12, 13 e 14 anni», ha spiegato, sottolineando la difficoltà rappresentata da una presenza tanto giovane durante gli episodi di disordine.

Secondo la ricostruzione fornita dal segretario del sindacato di polizia, gli eventi hanno avuto caratteristiche diverse nelle due giornate. Sabato 17 ottobre alcuni gruppi si sarebbero inseriti nel corteo per un periodo breve, mentre domenica 18 ottobre la mobilitazione avrebbe assunto una forma più spontanea, sostenuta dall’organizzazione attraverso la rete.


La violenza diventa esibizione

Varone ha osservato che il comportamento dei partecipanti è cambiato rispetto al passato: «Prima ci si nascondeva, oggi ostentano la violenza sui social». La diffusione online delle immagini, secondo il segretario del Siulp, contribuisce a rendere visibili e riconoscibili condotte che un tempo venivano tenute lontane dall’attenzione pubblica.

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Nel corso della trasmissione, Paolo Del Debbio ha replicato alle critiche rivolte al programma per aver dato spazio ad alcuni “maranza” presenti nel corteo milanese. Il giornalista ha definito questi giovani attratti dalla violenza e ha sostenuto la necessità di intervenire sui grandi operatori del web con una normativa valida a livello europeo.


Le proteste e il ruolo della rete

Le manifestazioni erano nate attorno a temi economici e sociali come il costo della vita, i salari considerati troppo bassi e la pressione fiscale. In quel contesto, però, la partecipazione di gruppi poi coinvolti negli scontri ha trasformato una parte delle iniziative in episodi di guerriglia urbana.

Varone ha riassunto il fenomeno con un’immagine precisa: non una rivolta diretta ai panifici per procurarsi il cibo, ma un assalto simbolico alle marche di lusso. La sua analisi lega quindi la mobilitazione alla circolazione dei contenuti in rete e alla scelta di mostrare pubblicamente la violenza.

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