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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Mestre, chiuso un hotel frequentato da borseggiatori in trasferta

Il provvedimento del questore arriva dopo controlli ripetuti: nella struttura erano stati individuati soggetti già conosciuti dalla polizia.

A Mestre la Questura di Venezia ha chiuso un albergo ritenuto punto d’appoggio per borseggiatori arrivati in laguna. La sospensione della licenza è stata disposta martedì 3 novembre dal questore Antonio Sbordone.

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I dati della polizia locale

Il sindaco di Venezia Simone Venturini ha collegato l’intervento ai risultati ottenuti dal nucleo antiborseggio della Polizia locale. Dall’inizio del 2026 gli agenti hanno individuato 113 persone sospettate di borseggio: per 104 di loro sono scattate denunce o arresti.

Commentando il provvedimento, Venturini ha parlato di un’attività che deve colpire anche i luoghi utilizzati per preparare i reati. “Un'operazione, quella di oggi della questura di Venezia, che dimostra quanto sia necessario contrastare questo fenomeno non soltanto intervenendo sui singoli reati, ma anche colpendo le reti e i luoghi che ne favoriscono la commissione”, ha dichiarato.


L’indagine sull’albergo

La decisione è arrivata al termine di un lavoro di analisi condotto dagli uffici della Questura. In più occasioni, all’interno della struttura, erano state trovate persone già conosciute dalle forze dell’ordine per episodi di borseggio.

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Secondo gli accertamenti, l’hotel veniva utilizzato come base logistica da gruppi che raggiungevano Venezia per colpire turisti e residenti nel centro storico. La Questura ha quindi applicato la sospensione dell’autorizzazione all’attività, facendo apporre i sigilli all’albergo.


La richiesta del sindaco

Venturini ha riconosciuto il coordinamento tra prefettura e forze dell’ordine e ha definito i borseggi “una piaga per la nostra città, per i residenti e per chi viene a visitarla”. Il sindaco ha aggiunto che il contrasto richiede interventi continui e condivisi.

Nel commentare l’operazione, il primo cittadino ha inoltre auspicato modifiche alle norme sulla certezza della pena e strumenti aggiuntivi per interrompere il fenomeno alla sua origine. “Una sfida che richiede l'impegno di tutti, attraverso un'azione quotidiana coordinata”, ha concluso.

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