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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Medici, il nodo degli stipendi: Bassetti chiede di pagare di più chi rischia

L’infettivologo denuncia il divario con l’estero e propone compensi diversi in base a responsabilità, difficoltà dei turni e sede di lavoro.

Il confronto con l’estero riaccende il tema delle retribuzioni dei medici italiani. Secondo Matteo Bassetti, dopo anni di università, specializzazione e turni complessi, il sistema pubblico non riconosce abbastanza le differenze tra professioni, responsabilità e condizioni di lavoro.


All’estero il divario si allarga

Nel video condiviso sui social, l’infettivologo indica una cifra di riferimento per i camici bianchi del Servizio sanitario nazionale: circa 3.000 euro netti al mese. «Il numero magico: tremila euro netti al mese», afferma, collegando questo compenso a un percorso che comprende sei anni di medicina, altri quattro o cinque di specializzazione e ulteriore formazione.

Bassetti mette poi a confronto la situazione italiana con quella di altri Paesi. In Francia, sostiene, lo stipendio netto mensile arriverebbe a 4.500 euro; in Germania a 6.000, mentre in Svizzera e negli Stati Uniti supererebbe i 15.000 euro. Una differenza che, secondo il medico, contribuisce a spingere molti professionisti a cercare opportunità fuori dall’Italia.


La paga cambia poco tra specialità

Il punto sollevato dall’infettivologo non è che tutte le discipline richiedano le stesse competenze. Nel sistema pubblico, però, la base contrattuale della dirigenza medica resta comune e le variazioni dipendono soprattutto da anzianità, incarichi, turni e prestazioni aggiuntive.

Di conseguenza, la retribuzione di riferimento può essere simile per chi lavora in malattie infettive, in pronto soccorso o in ambito chirurgico, nonostante cambino la complessità degli interventi, il livello di rischio e il peso delle decisioni. A incidere sul reddito effettivo ci sono anche i costi professionali: per alcune specializzazioni, una polizza assicurativa privata può arrivare a 20.000 euro l’anno.

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La proposta: premiare i posti scoperti

Per Bassetti, la soluzione consiste nel superare il modello di una remunerazione quasi uniforme. «Dobbiamo necessariamente trovare il modo di differenziare gli stipendi», sostiene, indicando in particolare i reparti dove è più difficile reclutare personale e le aree territoriali meno attrattive.

Il medico cita il pronto soccorso e le zone disagiate come contesti nei quali sarebbe necessario offrire compensi più elevati. La sua posizione è che la paga debba tenere conto di complessità, responsabilità, carico di lavoro, durata della formazione e anni di sacrifici richiesti dalla professione.


L’appello per la sanità pubblica

Il tema, nelle parole di Bassetti, non riguarda soltanto il reddito individuale. Una struttura salariale incapace di distinguere tra mansioni e difficoltà rischierebbe di rendere meno attrattivi alcuni ruoli essenziali e di aggravare le difficoltà di personale già presenti in diversi settori.

«Non è possibile che abbiamo uno stipendio unico per tutti. Dobbiamo cambiare se vogliamo salvare questo sistema sanitario nazionale», conclude l’infettivologo. Bassetti dirige dal 2019 la clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova ed è professore ordinario all’Università degli Studi di Genova.

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