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Cronaca 4 min di lettura55 min fa

Marocco, la svolta di El Mansouri nasconde un problema: voto al 38%

La prima donna incaricata di guidare il governo eredita un Paese in trasformazione, ma anche una partecipazione elettorale ridotta e molte emergenze sociali.

La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri segna una svolta storica per il Marocco, ma non basta da sola a descrivere il momento politico del Regno. Il 29 settembre Mohammed VI le ha affidato la formazione del nuovo governo dopo la vittoria del Partito autenticità e modernità, mentre alle elezioni del 23 settembre ha partecipato soltanto il 38,02 per cento degli aventi diritto. È da questo contrasto, tra una prima volta istituzionale e una larga distanza dalle urne, che occorre partire.


La prima donna arriva dopo il voto

El Mansouri, 50 anni, è la prima donna nella storia del Marocco a ricevere l’incarico di guidare l’esecutivo. La sua nomina rappresenta anche la seconda esperienza di questo tipo nel mondo arabo, dopo quella della tunisina Najla Bouden, scelta nel 2021.

Il risultato assume però un significato più articolato se collegato alla partecipazione elettorale. Nei giorni della campagna le città marocchine erano state attraversate da cortei, musica, volantini e iniziative pubbliche; al momento del voto, invece, la mobilitazione si è fermata al 38,02 per cento, secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno.


Un profilo costruito in vent’anni

La nuova capo del governo è nata a Marrakech il 3 gennaio 1976. Ha studiato diritto a Rabat, Montpellier e negli Stati Uniti e dal 2005 lavora come avvocata, con una specializzazione nel settore fondiario e immobiliare.

Il suo ingresso nella politica risale al 2007, nel Mouvement de tous les démocrates, formazione dalla quale sarebbe nato il Partito autenticità e modernità, di cui fu tra i fondatori nel 2008. Nel 2009, a 33 anni, diventò presidente del consiglio comunale di Marrakech; due anni più tardi entrò in Parlamento.

Tra il 2015 e il 2024 ha guidato il Consiglio nazionale del Pam. Nel 2021 è tornata alla guida del Comune di Marrakech e, nello stesso anno, è entrata nell’esecutivo di Aziz Akhannouch come ministra dell’Assetto territoriale, dell’urbanistica, dell’abitazione e della politica della città. Dal 2024 coordina la direzione collegiale del partito.


Il meccanismo che ha portato alla nomina

Il Marocco è una monarchia costituzionale nella quale Mohammed VI conserva un ruolo centrale. Il Parlamento viene eletto dai cittadini, ma il capo del governo non è scelto direttamente dagli elettori: l’articolo 47 della Costituzione assegna al re il compito di nominarlo tra le personalità del partito che ha ottenuto il primo posto nelle legislative.

Il 23 settembre il Pam ha conquistato 97 dei 395 seggi della Camera dei rappresentanti, davanti all’Rni, fermo a 66, all’Istiqlal con 65 e al Pjd con 54. Seguono il Movimento popolare con 29 deputati, l’Usfp con 26, il Pps con 19, l’Unione Costituzionale con 17, quindi il Movimento Democratico e sociale e l’Alleanza della sinistra, entrambi a quota otto.

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Nessuna forza dispone della maggioranza necessaria per governare senza alleati. Inoltre, il Pam faceva parte della maggioranza uscente guidata dall’Rni e la stessa El Mansouri aveva ricoperto un incarico ministeriale. Il cambio alla guida dell’esecutivo, dunque, introduce una novità importante ma conserva anche elementi di continuità.


Il primo banco di prova è il governo

La vittoria del Pam indicava il partito dal quale doveva provenire il capo dell’esecutivo, ma non imponeva automaticamente una persona precisa. El Mansouri, coordinatrice della direzione collegiale della formazione dal 2024, possedeva tuttavia una posizione di rilievo al suo interno e un lungo percorso nelle istituzioni.

All’uscita dal Palazzo reale di Rabat ha definito la scelta un momento “storico”, prima di concentrare l’attenzione sulle responsabilità che l’attendono e sulle aspettative della popolazione, soprattutto dei giovani. “Il lavoro comincia oggi”, ha aggiunto, annunciando un confronto prima nel Pam e poi con le altre forze politiche per costruire la squadra di governo.

Le questioni da affrontare sono concrete: il caro vita, l’occupazione giovanile, l’accesso alla casa, la scuola, la sanità e le disuguaglianze. Il Marocco si prepara inoltre ai Mondiali del 2030 e investe sulla propria proiezione internazionale, ma il risultato elettorale segnala che la politica dovrà misurarsi soprattutto con i problemi quotidiani.


Perché il passaggio riguarda l’Italia

Per un osservatore italiano, la vicenda marocchina offre anzitutto la chiave per leggere un Paese vicino all’Europa che cerca di rafforzare la propria immagine internazionale mentre affronta tensioni sociali interne. La nomina di una donna alla guida del governo è un passaggio di forte valore simbolico, ma la bassa affluenza mostra che la novità istituzionale non coincide automaticamente con una maggiore partecipazione politica.

Il nuovo esecutivo dovrà quindi tenere insieme due esigenze: valorizzare la svolta rappresentata da El Mansouri e rispondere a una società che ha espresso il proprio disagio anche scegliendo di non recarsi alle urne. La formazione della maggioranza sarà il primo test concreto per capire quanto cambiamento potrà produrre questa nuova fase.

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