Malattie renali rare, la diagnosi può arrivare dopo un anno: cosa pesa sulle famiglie
La campagna CL3AR si è conclusa a Roma dopo sei tappe italiane, riportando l’attenzione sui segnali spesso silenziosi delle patologie renali rare e sul peso per pazienti e caregiver.
Per chi convive con una malattia renale rara, il percorso non si esaurisce nella visita medica: diagnosi, controlli e trasferte verso i centri specializzati possono trasformarsi in un impegno quotidiano sul piano organizzativo, economico ed emotivo. È il quadro descritto da Fabrizio Spoleti, presidente di Progetto Ddd Ets, a proposito delle difficoltà affrontate dai pazienti con C3G e con altre patologie poco conosciute.
L’impatto è particolarmente delicato durante l’infanzia e l’adolescenza. Marina Vivarelli, responsabile dell’Unità di ricerca Laboratorio di Nefrologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha sottolineato che queste condizioni possono interferire con lo sviluppo fisico e psicologico, oltre a complicare la partecipazione alla vita scolastica e sociale. “È quindi importante che la presa in carico del paziente pediatrico non si limiti alla gestione degli aspetti clinici, ma tenga conto anche dei suoi bisogni evolutivi, relazionali e psicologici”, ha affermato.
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Il ritardo diagnostico resta decisivo
A fotografare le difficoltà del percorso è il Barometro sulle malattie renali rare, promosso da Sobi e realizzato con la supervisione indipendente di un gruppo di medici, ricercatori e rappresentanti delle associazioni dei pazienti. Nel 2025 la rilevazione ha raccolto le esperienze in diversi Paesi europei, compresi 55 rispondenti italiani.
Tra questi, il 44% ha dichiarato di aver ricevuto la diagnosi oltre 1 anno dopo la comparsa dei primi sintomi. Tra le cause indicate figurano le attese prolungate, la conoscenza ancora limitata di queste patologie da parte del personale sanitario e il numero elevato di appuntamenti necessari per arrivare a un inquadramento corretto. In alcuni casi, il ritardo può accompagnarsi alla necessità di ricorrere alla dialisi o alla ricomparsa della malattia dopo il primo trapianto.
Famiglie sotto pressione
Le conseguenze non riguardano soltanto chi è malato. Il sondaggio segnala infatti ripercussioni sulla scuola, sull’attività professionale e sulla situazione economica, con un coinvolgimento diretto dei familiari che prestano assistenza.
L’80% dei caregiver interpellati ritiene che l’impegno abbia inciso in modo rilevante sul proprio equilibrio emotivo e il 40% ha già cercato un sostegno psicologico. Sul fronte finanziario, 1 caregiver su 3 riferisce una riduzione del reddito, mentre il 42% deve affrontare spese direttamente collegate alla gestione della malattia.
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Segnali poco visibili da riconoscere
La campagna CL3AR, acronimo di “obiettivi chiari per la salute dei tuoi reni”, ha portato il tema in sei città italiane: Milano, Bari, Torino, Bologna, Palermo e Roma. L’ultima tappa si è svolta in piazza Mastai, nella capitale, dove si è concluso il percorso iniziato a maggio.
Le forme rare possono presentarsi con manifestazioni iniziali sfumate e difficili da collegare subito a un problema renale. Tra queste rientrano la glomerulopatia da C3, indicata come C3G, e la glomerulonefrite membranoproliferativa primaria da immunocomplessi, o Ic-Mpgn. Anche un controllo di base come l’esame delle urine può fornire elementi da approfondire.
Un progetto per aumentare la consapevolezza
L’iniziativa è stata realizzata da Sobi Italia con il patrocinio di Progetto Ddd Ets, Fir, Sinepe e Sip, insieme ai clinici dei centri nefrologici di riferimento. Gli incontri hanno puntato a spiegare i rischi legati a malattie spesso silenziose nelle fasi iniziali e a promuovere un accesso più rapido ai percorsi specialistici.
Secondo Giuseppe Grandaliano, professore ordinario di Nefrologia alla Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, C3G e Ic-Mpgn primaria sono patologie ultra-rare che condividono un’attività eccessiva della proteina C3 nel sistema immunitario. Possono interessare maschi e femmine in egual misura, comparire spesso durante l’infanzia o l’adolescenza e non avere una causa identificabile.
In Europa viene considerata rara una malattia che colpisce meno di 5 persone ogni 10.000. Le malattie renali rare comprendono condizioni genetiche, immunomediate o legate al sistema del complemento e rappresentano meno del 5% del totale dei pazienti con malattia renale cronica. Individuare presto le alterazioni e indirizzare le persone verso strutture esperte può ridurre il rischio di danni irreversibili e di progressione verso l’insufficienza renale.
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