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Cronaca 3 min di lettura51 min fa

L’ora solare è in bilico: salute, consumi e il dubbio sull’addio

Il ritorno alle lancette indietro regala un’ora di sonno, ma riapre lo scontro tra chi vuole più luce la sera e i medici che difendono il mattino.

Il cambio delle lancette non è soltanto una questione di orari: può incidere sul sonno, sull’umore e sulla sicurezza. Nella notte tra sabato e domenica torna l’ora solare e, almeno per questa volta, si guadagna un’ora di riposo; il suo futuro, però, resta incerto.

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Il mattino resta decisivo per la salute

Con l’orario invernale, il tempo indicato dagli orologi si avvicina maggiormente al funzionamento naturale dell’organismo. Per questo i disturbi legati al passaggio autunnale risultano generalmente più contenuti rispetto a quelli osservati quando in primavera si spostano le lancette in avanti.

Le principali associazioni mediche sostengono proprio l’adozione stabile dell’ora solare. La luce del mattino contribuisce infatti a sincronizzare il ritmo circadiano, mentre un disallineamento prolungato può ripercuotersi sul riposo e sulla salute. Karin Johnson, copresidente dell’Accademia americana di medicina del sonno, ha scritto: «Cambiare l’ora può avere conseguenze sul sonno, sulla salute e sulla sicurezza».

Secondo la stessa organizzazione, nei giorni successivi al passaggio primaverile il rischio di problemi cardiaci cresce del 6%. Tra gli altri possibili effetti vengono indicati una maggiore probabilità di incidenti stradali, obesità, depressione e peggiori risultati scolastici.


La luce serale spinge il fronte del sì

A sostenere l’ora legale permanente sono invece diversi governi e settori economici. In Italia, un’indagine conoscitiva della Camera promossa dalla Lega evidenzia i possibili vantaggi di avere più luminosità nel pomeriggio e alla sera: una scelta che, secondo i suoi sostenitori, potrebbe favorire la socialità e le attività commerciali.

Confesercenti ritiene che il prolungamento della luce naturale dopo il lavoro possa incoraggiare le persone a uscire e a fermarsi più a lungo nei negozi. Confcommercio sottolinea a sua volta la coincidenza tra le ore luminose e il momento della giornata in cui la propensione agli acquisti sarebbe maggiore.

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La proposta non riguarda soltanto l’Italia. Negli Stati Uniti una legge per mantenere tutto l’anno l’ora legale ha superato la Camera, ma non ha completato il percorso al Senato. Donald Trump ha trasformato il tema in una battaglia personale, arrivando a invitare i cittadini a contattare il senatore Tom Cotton, contrario al provvedimento, per convincerlo a cambiare posizione.


Risparmi da ricalcolare, il caso russo

Anche l’argomento energetico non appare definitivo. Secondo Terna, l’alternanza tra ora solare e ora legale consente di ridurre la spesa elettrica di 90 milioni di euro ogni anno. Gli esperti, tuttavia, ritengono che il dato debba essere aggiornato considerando la crescita del fotovoltaico e l’incremento dei consumi estivi legati ai condizionatori.

L’esperienza della Russia viene spesso citata nel dibattito. Dopo aver mantenuto l’ora legale per tutto l’anno dal 2011, il Paese è tornato indietro tre anni più tardi: in molte zone lavoratori e studenti erano costretti a uscire di casa in condizioni di buio molto intenso.

Il problema riguarderebbe anche l’Italia. Con l’ora legale permanente, nel giorno del solstizio d’inverno l’alba arriverebbe alle 9 a Torino e Milano, alle 8.30 a Roma e alle 8.15 a Bari. Il ritorno delle lancette indietro, dunque, offre un’ora di sonno in più, ma lascia aperta una scelta che intreccia salute, consumi e organizzazione della vita quotidiana.

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