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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Lerici, il Tar blocca il cambio d’uso della Baia Blu

Respinta la richiesta di 26 proprietari che volevano trasformare le unità turistiche in abitazioni residenziali

Il Tar della Liguria ha respinto il ricorso presentato da 26 proprietari della Baia Blu di Lerici, in provincia di La Spezia, contro il diniego al cambio di destinazione d’uso delle loro unità immobiliari. Le abitazioni resteranno quindi inserite nella struttura turistico-ricettiva e non potranno diventare seconde case attraverso una semplice segnalazione amministrativa.

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La decisione dei giudici

Il Comune di Lerici aveva respinto le richieste di trasformazione da uso ricettivo a residenziale. Dopo il ricorso dei proprietari, l’amministrazione si è costituita in giudizio con l’avvocato Gino Ambrosini, le cui argomentazioni sono state accolte dal collegio del Tribunale amministrativo.

Secondo la sentenza, l’applicazione delle nuove norme regionali e nazionali non può avvenire automaticamente quando sull’immobile grava una convenzione urbanistica ancora valida. In casi simili, hanno spiegato i giudici, servono procedure più articolate, come una variante agli strumenti urbanistici, e non è sufficiente una Scia.


Il vincolo della convenzione

La Baia Blu si trova in una caletta sul litorale di Lerici. Da circa vent’anni alcune decine di abitazioni distribuite sulle colline sono organizzate come residenza turistico-alberghiera: una parte appartiene a un’unica società, mentre 26 unità sono intestate ad altrettanti proprietari.

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La convenzione urbanistica firmata il 27 ottobre 2004 tra il Comune di Lerici e la società Baia Blu impone l’utilizzo turistico della struttura per la maggior parte dell’anno. Ai proprietari è consentita soltanto la disponibilità degli alloggi per alcune settimane, secondo le condizioni previste dall’accordo. La sentenza afferma che, in base a quel vincolo, “il mutamento di destinazione d’uso dell’unità immobiliare” è precluso.


Gli effetti sul territorio

Il collegio, presieduto da Luca Morbelli e composto anche da Angelo Vitali e Liliana Felleti, ha escluso che il decreto legge n. 69 del 2024, noto come Salva Casa, possa modificare da solo una convenzione urbanistica già sottoscritta. La stessa conclusione vale per le disposizioni regionali entrate in vigore nel 2024, che avevano spinto i proprietari a presentare le istanze.

Nel provvedimento viene inoltre richiamato l’impatto che una conversione generalizzata avrebbe sui servizi pubblici. Il passaggio a residenze stabili aumenterebbe le esigenze legate a raccolta dei rifiuti, scuole e trasporto pubblico, mentre la perdita della funzione ricettiva potrebbe incidere sull’occupazione collegata alla struttura.

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