Leone XIV, il nodo degli esami: quali cure dopo l’operazione
Il pontefice è rientrato in Vaticano e attende i risultati dei test che stabiliranno se serviranno altri trattamenti.
Il percorso di recupero di Leone XIV proseguirà sotto la supervisione del medico personale Luigi Carbone e degli specialisti del Policlinico Gemelli che lo hanno assistito durante il ricovero. In Vaticano, il pontefice dovrebbe continuare anche la fisioterapia, senza che si renda necessario predisporre particolari apparecchiature sanitarie nel Palazzo apostolico.
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Recupero rapido e assistenza continua
La ripresa delle attività e del lavoro viene considerata un segnale incoraggiante. Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e componente del direttivo dell’Associazione italiana di oncologia medica, ha definito “positivi” gli elementi emersi finora.
Secondo l’oncologo, la preparazione fisica del Papa e l’assenza di una storia da fumatore possono aver favorito sia la gestione dell’intervento sia il recupero. La degenza era stata stimata in circa una settimana, ma il rientro è avvenuto prima delle previsioni iniziali.
Gli esami decideranno la terapia
La scelta del trattamento successivo dipenderà dai risultati delle analisi istologiche e molecolari, attesi nei prossimi giorni. Saranno questi accertamenti a chiarire l’estensione della malattia e la presenza di eventuali caratteristiche utili per individuare una cura specifica.
Se l’adenocarcinoma polmonare risultasse confinato a uno stadio iniziale, indicato come stadio 1, e i linfonodi non fossero interessati, l’intervento potrebbe essere sufficiente. In quel caso il programma prevederebbe soprattutto controlli regolari, senza altre terapie oncologiche immediate.
Le ipotesi negli stadi più avanzati
Un quadro classificato come stadio 2 o 3, accompagnato dal coinvolgimento linfonodale, potrebbe invece portare a considerare un trattamento preventivo contro il rischio di una ricomparsa del tumore. Tiseo ha spiegato che, in presenza di specifiche alterazioni genetiche, si potrebbe ricorrere a medicinali biologici diretti contro il bersaglio molecolare individuato.
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Tra le possibilità c’è una mutazione del gene Egfr, riscontrata in genere in circa il 15% degli adenocarcinomi e più frequente tra le persone che non fumano. La sua eventuale presenza consentirebbe di valutare una terapia mirata, generalmente assunta per bocca e quindi meno condizionante nella vita quotidiana rispetto ai trattamenti somministrati in ospedale.
Chemioterapia e immunoterapia
Qualora non emergessero alterazioni molecolari utilizzabili, i medici potrebbero prendere in esame una chemioterapia preventiva. La decisione sarebbe comunque legata all’insieme dei risultati e alle condizioni cliniche del pontefice.
Un’elevata presenza della proteina Pdl1 potrebbe aprire anche alla combinazione tra chemioterapia e immunoterapia, poiché questo indicatore è associato a una maggiore probabilità di risposta al secondo trattamento. A differenza dei farmaci biologici orali, queste cure vengono normalmente infuse per via endovenosa e richiedono accessi ospedalieri.
Il rientro dopo l’intervento
Leone XIV ha lasciato il Policlinico Gemelli dopo l’operazione con cui è stato rimosso l’adenocarcinoma polmonare. Il pontefice è apparso sorridente e in buone condizioni, ma il quadro terapeutico potrà essere definito soltanto dopo la conclusione degli esami.
Le valutazioni degli specialisti serviranno dunque a stabilire se limitarsi al monitoraggio oppure aggiungere un trattamento dopo la chirurgia. Nel frattempo, il Papa resterà seguito dall’équipe che lo ha curato e dal proprio medico, mentre continuerà il recupero delle attività quotidiane.
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