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Cronaca 1 min di lettura52 min fa

Kabir Mohidul muore dopo le ustioni a Fincantieri Ancona

Il 29enne bengalese era stato trasferito al Centro grandi ustionati di Pisa dopo l’incidente del 29 settembre

Kabir Mohidul è morto dopo le gravi ustioni riportate nell’incidente avvenuto il 29 settembre nello stabilimento Fincantieri di Ancona. L’operaio bengalese, 29 anni, era stato ricoverato prima ad Ancona e poi trasferito in una struttura specializzata di Pisa.

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Il trasferimento a Pisa

La notizia del decesso è stata comunicata dalla Fiom Cgil di Ancona. Mohidul aveva riportato lesioni molto gravi a causa delle fiamme divampate durante il lavoro e, dopo le prime cure ricevute al pronto soccorso del capoluogo marchigiano, era stato trasferito al Centro grandi ustionati dell’ospedale di Pisa.

L’incidente era avvenuto la sera del 29 settembre, all’interno del cantiere navale. Il lavoratore si trovava nello stabilimento insieme al collega Sofiane Boutraa, 55 anni, tunisino e padre di tre figli, morto già quella sera.


L’incidente nel cantiere navale

I due operai erano dipendenti di una ditta appaltatrice e stavano svolgendo lavori di carpenteria nel blocco quinta marcia, una zona interna e angusta dello stabilimento. Secondo le informazioni disponibili, le fiamme si erano sviluppate all’improvviso, impedendo ai lavoratori di raggiungere un punto sicuro.

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La morte di Mohidul porta a due il numero delle vittime dell’incidente. La Fiom ha inoltre riferito che, negli ultimi tre anni, sono stati quattro i lavoratori deceduti negli stabilimenti Fincantieri.


La posizione della Fiom

Sara Galassi, segretaria della Fiom Cgil di Ancona, ha annunciato che il sindacato intende costituirsi parte civile nel procedimento contro Fincantieri. La rappresentante sindacale ha collegato l’accaduto alla gestione del sistema degli appalti e ha chiesto di fermare il ripetersi degli incidenti mortali sul lavoro.

«La strage sul lavoro non si ferma, il sistema selvaggio degli appalti porta a queste situazioni», ha detto Galassi, aggiungendo che «non si può continuare a morire sul lavoro».

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