Johnson & Johnson, due premi al Prix Galien Italia
La cerimonia si è svolta il 3 novembre a Torino: premiati cilta-cel e daratumumab, menzione speciale per amivantamab
AstraZeneca ha ottenuto due riconoscimenti: durvalumab è stato premiato nell’oncologia e nell’emato-oncologia, mentre baxdrostat ha vinto nella categoria dedicata a cardiologia, malattie cardiovascolari, respiratorie e renali. Durvalumab è la prima immunoterapia approvata per il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato dopo chemioradioterapia, mentre baxdrostat è una molecola sperimentale per l’ipertensione non controllata.
Johnson & Johnson ha ricevuto due premi al Prix Galien Italia 2026 per le terapie contro il mieloma multiplo.
L’azienda ha ottenuto anche una menzione speciale per amivantamab, anticorpo monoclonale bispecifico rivolto ai recettori Egfr e Met. Il farmaco è indicato per il carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata, quando sono presenti specifiche mutazioni dell’Egfr.
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Il riconoscimento per amivantamab
La menzione è arrivata nella sezione dedicata all’oncologia e all’emato-oncologia. Il riconoscimento riguarda una terapia destinata a un’area caratterizzata da bisogni clinici ancora non soddisfatti, quella del tumore del polmone.
Amivantamab si aggiunge ai due premi assegnati a Johnson & Johnson per il mieloma multiplo. I riconoscimenti sono stati consegnati il 3 novembre a Palazzo Madama, a Torino.
La ricerca secondo Johnson & Johnson
Alessandra Baldini, direttrice medica di Innovative Medicine per Johnson & Johnson Italia, ha spiegato che l’onco-ematologia rappresenta da anni una delle aree principali della ricerca dell’azienda. L’obiettivo indicato è rendere più controllabili malattie che in passato erano considerate incurabili, con cure adattate alle caratteristiche dei singoli pazienti.
Baldini ha aggiunto che nel mieloma multiplo l’azienda ha sviluppato quattro terapie con meccanismi d’azione differenti, destinate a profili diversi e utilizzabili in fasi sempre più precoci. L’ambizione dichiarata è raggiungere una posizione di leadership mondiale nell’onco-ematologia entro il 2030, continuando a investire nella ricerca e nella risposta alle esigenze ancora prive di soluzione.
I due premi per il mieloma
Ciltacabtagene autoleucel, noto anche come cilta-cel, ha vinto nella categoria dedicata ai medicinali per terapie avanzate e ai farmaci che modificano il genoma. Daratumumab è stato invece premiato nella sezione dedicata alle prove raccolte nella pratica clinica reale.
Secondo Johnson & Johnson, i due riconoscimenti rappresentano due momenti distinti dell’innovazione: da una parte l’arrivo di nuove cure, dall’altra la verifica dei loro risultati nell’assistenza quotidiana.
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Cilta-cel e i risultati clinici
Cilta-cel è una terapia Car-T personalizzata, diretta contro l’antigene di maturazione delle cellule B e somministrata con una sola infusione. È destinata a pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario già sottoposti ad almeno una terapia, comprendente un agente immunomodulante e un inibitore del proteasoma, con progressione durante l’ultimo trattamento e resistenza alla lenalidomide.
Nel testo dello studio Cartitude-4, dopo un periodo mediano di osservazione di 33,6 mesi, una singola infusione ha ridotto del 71% il rischio di progressione della malattia o di morte e del 45% il solo rischio di morte rispetto ai trattamenti standard. L’Agenzia italiana del farmaco ha riconosciuto alla terapia l’innovatività terapeutica e il rimborso.
Le evidenze su daratumumab
Daratumumab è un anticorpo monoclonale che agisce sulla proteina Cd38. In Italia è rimborsato dal 2017 e dispone oggi di 6 indicazioni per il mieloma multiplo, dalla malattia recidivata fino al trattamento iniziale.
Tra gli sviluppi più recenti c’è la rimborsabilità dell’associazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone per i pazienti con nuova diagnosi. Le stime ottenute attraverso modelli sui dati indicano una sopravvivenza libera da progressione mediana di circa 17,1 anni per chi può essere sottoposto a trapianto e di circa 8,3 anni per chi non è eleggibile.
Le analisi condotte su pazienti trattati nella pratica reale hanno confermato efficacia e tollerabilità del farmaco anche in gruppi più ampi e diversi da quelli degli studi necessari per l’autorizzazione. I dati hanno inoltre evidenziato ricadute positive sull’organizzazione dell’assistenza e sulla gestione delle cure.
Jacopo Murzi, amministratore delegato Innovative Medicine di Johnson & Johnson Italia, ha dichiarato che l’innovazione deve rispondere ai bisogni clinici non ancora risolti e raggiungere i pazienti in tempi adeguati, su tutto il territorio nazionale. Ha inoltre collegato il valore delle nuove terapie agli effetti sulla salute delle persone e sulla sostenibilità del sistema sanitario.
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