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Cronaca 2 min di lettura24 min fa

Integratori nelle malattie rare, i clinici chiedono prove

Indagine Uniamo su 94 risposte: uso mirato, costi per i pazienti e carenza di studi solidi

I clinici ricorrono agli integratori nelle malattie rare con prudenza e chiedono studi più solidi per valutarne l’impiego.

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Le priorità indicate da Uniamo

Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo, ha spiegato che il progetto è nato per raccogliere dati su un tema ancora poco analizzato. «Dopo pazienti e clinici, il prossimo passo sarà di orientarci verso le Istituzioni», ha dichiarato presentando il percorso dell’Osservatorio nutraceutici e malattie rare.

Dal confronto tra le indagini emergono tre linee d’intervento: produrre studi osservazionali e dati basati sull’esperienza reale, migliorare l’accesso a informazioni indipendenti per medici e pazienti e fissare requisiti minimi di qualità, sicurezza e tracciabilità per i prodotti destinati a persone fragili.

La prossima rilevazione guarderà alle Regioni. Il questionario, atteso nelle prossime settimane, cercherà di capire come le amministrazioni affrontino il tema e quali regole comuni possano essere definite per pazienti, clinici e istituzioni.


Uso e costi per i pazienti

La prima indagine, rivolta a pazienti e caregiver, aveva raccolto 557 risposte, 261 delle quali complete. Più dell’80% dei partecipanti dichiarava di assumere integratori; nel 59% dei casi i prodotti utilizzati erano almeno tre e il 77% li prendeva da oltre 12 mesi.

Il 75,6% degli intervistati si definiva soddisfatto o molto soddisfatto dei risultati. L’informazione arrivava soprattutto da iniziative autonome, in particolare attraverso internet: il 94% cercava notizie in questo modo, mentre appena il 13,8% si rivolgeva ad associazioni o medici di base.

Nel 2024 la spesa era sostenuta direttamente dal paziente nel 74,4% dei casi. Per i primi tre integratori, il costo medio annuo raggiungeva 612 euro; inoltre, una persona su cinque non comunicava al proprio medico l’assunzione dei prodotti.

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Le risposte dei medici

La seconda indagine dell’Osservatorio Nura ha coinvolto professionisti di diverse specialità in tutta Italia. Il questionario anonimo online ha ricevuto 94 risposte, ma l’analisi è stata condotta sui 59 moduli compilati integralmente.

Soltanto il 26% dei clinici afferma di consigliare o prescrivere spesso oppure sempre integratori e nutraceutici. Circa il 70% lo fa invece in modo saltuario o raro, mentre il 10,6% non attribuisce a questi prodotti un valore significativo.

Le indicazioni riguardano soprattutto carenze nutrizionali, sostegno al metabolismo e astenia. Gli impieghi con finalità preventive o legati al benessere generale risultano poco frequenti.

A guidare le decisioni sono le prove disponibili, gli ingredienti, i dosaggi e il profilo di sicurezza. Per il 38,3% dei medici, tuttavia, il problema principale è l’assenza di ricerche robuste; pesano anche il prezzo, spesso non rimborsato, e la difficoltà di misurare i risultati. Più del 60% dei professionisti riceve spesso o sempre domande dai pazienti.

Le due rilevazioni descrivono infine una regolamentazione incerta: prodotti impiegati con obiettivi clinici restano classificati come comuni integratori alimentari. Uniamo segnala quindi la necessità di criteri uniformi e di una definizione più chiara delle responsabilità e degli standard applicabili.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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