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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Bologna, le madri in corteo chiedono spazio per protestare

Le donne hanno affiancato gli studenti il 30 ottobre, opponendosi alla violenza e rivendicando il diritto di manifestare

A Bologna, il 30 ottobre, alcune madri hanno sfilato accanto agli studenti dei licei cittadini contro la violenza e a difesa del diritto di manifestare.

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Il cordone davanti ai ragazzi

Vestite di rosso e unite dietro uno striscione, le donne si sono disposte tra i giovani e le forze dell’ordine. La loro presenza è stata letta da alcuni come una forma di protezione eccessiva, mentre altri l’hanno interpretata come una presa di posizione pubblica.

Quel cordone richiama inevitabilmente il legame tra una madre e il proprio figlio. Può rappresentare il rischio di sostituirsi ai ragazzi e limitarne l’autonomia, ma anche l’idea di un corpo che si espone per rifiutare la violenza. Il pedagogista Daniele Novara ha descritto il primo aspetto come «una melassa di maternage che distrugge l’autonomia dei giovani».


Madri, ma prima persone

La domanda sulla necessità di proteggere gli studenti dalla polizia resta aperta. Tuttavia, ridurre quelle donne alla definizione di “mamme anti-manganello” significa trascurare il fatto che erano presenti in piazza come persone adulte, autonome e consapevoli.

Il loro dissenso è nato dall’ascolto dei figli, ma non si è fermato alle preoccupazioni familiari. La protesta ha assunto un significato più ampio: il timore per il futuro, il rapporto con le istituzioni e il rifiuto dell’ingiustizia riguardano anche le madri, non soltanto i ragazzi.

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Un messaggio rivolto a tutti

Sul grande cartello portato in corteo comparivano due messaggi: «No alla violenza sui nostri figli» e «Manifestare è un diritto». Quelle parole possono essere lette come una difesa dei propri ragazzi, ma anche come un richiamo rivolto all’intera comunità.

Il riferimento ai “nostri figli” non deve necessariamente fermarsi ai bambini di quelle famiglie. Ogni persona, in fondo, è figlia di qualcuno: il messaggio può quindi estendersi oltre il gruppo che lo ha scritto e comprendere tutti coloro che chiedono libertà e sicurezza.


Il diritto di stare in piazza

Le critiche e gli elogi ricevuti dalle manifestanti hanno finito per spostare l’attenzione sulla loro maternità. Così si rischia di mettere in secondo piano le ragioni individuali che le hanno portate a partecipare al corteo.

Quelle donne hanno cantato, manifestato e occupato uno spazio pubblico insieme agli studenti, anche sulle note di “Maledetta primavera”. Prima ancora che madri, erano cittadine che rivendicavano la possibilità di esprimere il proprio dissenso. È lo stesso diritto scritto sul loro striscione e difeso durante la manifestazione.

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