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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Insulti online alle magistrate, Anm Milano: solidarietà a Landoni

La gip ha scarcerato Youssef Siher; la pm Francesca Crupi è stata confusa con lei in una fotografia.

L’Anm di Milano ha condannato gli insulti rivolti online alla gip Tiziana Landoni e alla pm Francesca Crupi dopo il caso Youssef Siher. La procuratrice è stata inoltre scambiata per la giudice in una fotografia diffusa sul web.

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La denuncia dell’Anm milanese

La sezione distrettuale dell’associazione dei magistrati ha parlato di attacchi personali con contenuti diffamatori e di una marcata componente sessista. Le immagini di alcune magistrate, impegnate in procedimenti seguiti dai mezzi d’informazione, sarebbero state rilanciate insieme a commenti offensivi.

«Quanto sta accadendo in queste ore desta particolare preoccupazione», ha scritto l’Anm di Milano, richiamando il principio secondo cui i magistrati comunicano soprattutto attraverso i propri provvedimenti. L’associazione ha espresso piena solidarietà alle due colleghe e ha respinto ogni aggressione che superi i limiti della critica per colpire la dignità personale, in particolare quella delle donne che ricoprono incarichi pubblici.


Verifiche sulle minacce

La vicenda riguarda soprattutto Tiziana Landoni, giudice per le indagini preliminari che ha disposto la scarcerazione di Youssef Siher. Nei messaggi circolati in rete, però, è comparsa anche Francesca Crupi, la pm la cui fotografia è stata attribuita alla gip.

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I vertici del Tribunale di Milano stanno esaminando i contenuti pubblicati su chat e piattaforme social per verificare la presenza di minacce contro Landoni. I carabinieri assegnati alla dirigenza del tribunale hanno già individuato alcune frasi considerate minatorie.


Possibili misure di tutela

Gli elementi raccolti potranno essere trasmessi alla Prefettura di Milano. Spetterà all’autorità valutare l’eventuale attivazione di strumenti di protezione per la giudice.

L’Anm ha ribadito che il diritto di critica non può trasformarsi in un’aggressione diretta contro le persone né giustificare contenuti sessisti rivolti a magistrate impegnate nell’esercizio delle loro funzioni.

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