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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Caso Torre Milano: pm chiede di riesaminare le assoluzioni

Nel ricorso Marina Petruzzella contesta l’errore scusabile e sostiene che l’interpretazione favorì vantaggi privati a danno della comunità

La Procura di Milano ha presentato ricorso in Cassazione contro l’assoluzione degli otto imputati nel procedimento sulla Torre Milano di via Stresa. L’impugnazione è stata firmata dalla pm Marina Petruzzella dopo la sentenza del Tribunale del 16 giugno.

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Le contestazioni della procura

Nel documento, lungo 85 pagine, la pm sostiene che non possa essere cancellata la responsabilità penale appellandosi a una lettura sbagliata delle norme. Secondo Petruzzella, dirigenti comunali con lunga esperienza nel settore edilizio, funzionari, imprenditori e progettista avevano competenze tali da imporre particolare attenzione nell’interpretazione e nell’applicazione della legge.

La rappresentante dell’accusa contesta anche il richiamo alla buona fede. Nel ricorso scrive che non si può «scusare l’ignoranza della legge» quando l’errore riguarda amministratori pubblici e operatori privati esperti, soprattutto se l’incertezza normativa produce «vantaggi economici a discapito della comunità». La Procura ritiene quindi che la sentenza debba essere riesaminata dalla Suprema Corte.


La sentenza del 16 giugno

Il Tribunale aveva assolto tutti gli imputati perché «il fatto non costituisce reato». Le accuse riguardavano abuso edilizio e lottizzazione abusiva, contestati a costruttori, progettista, ex dirigenti e funzionari del Comune nell’ambito del caso Torre Milano.

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La giudice Paola Braggion aveva escluso che fosse stata dimostrata l’esistenza di un’intesa illecita tra costruttori e funzionari per ottenere i titoli necessari alla realizzazione dell’edificio. Nelle motivazioni aveva indicato che gli imputati ritenevano di agire nel rispetto del Piano di governo del territorio, della legge regionale, degli orientamenti della giustizia amministrativa e dei pareri dell’Avvocatura comunale.


Il nodo sull’interpretazione delle norme

Secondo il Tribunale, il contrasto interpretativo tra le disposizioni sarebbe emerso soltanto dopo il 2023, mentre la Torre Milano era stata costruita prima del 2022. Per questo, la giudice non aveva ritenuto provato che fossero stati predisposti atti amministrativi illegittimi attraverso interpretazioni concordate e costruite per favorire l’intervento.

La pm ha invece sostenuto che la complessità della materia e l’esistenza di orientamenti non uniformi non bastino a giustificare l’errore. Nel ricorso ha richiamato diverse decisioni giudiziarie per affermare che proprio chi opera negli uffici dell’edilizia o nel settore delle costruzioni deve verificare con particolare rigore la portata delle norme applicate.

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