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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Insulina e povertà sanitaria: il progetto che può salvare vite a Milano

Fra Marcello Longhi sottolinea il valore di Vulnerabili, iniziativa nata per aiutare le persone con diabete che non riescono ad accedere alle cure

Per chi vive in condizioni di grave difficoltà, poter ricevere l’insulina può rappresentare la differenza tra la sopravvivenza e una vita dignitosa. È questo il significato attribuito al progetto Vulnerabili da Fra Marcello Longhi, direttore di Opera San Francesco per i poveri, una delle realtà impegnate nell’iniziativa.


Una cura essenziale per gli esclusi

«Per qualcuno, soprattutto per i più vulnerabili, significa vivere, perché il diabete non perdona», ha detto Fra Longhi al termine della 5K@Easd, corsa di cinque chilometri organizzata oggi a Milano nell’ambito del 62° Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete.

Secondo il direttore di Opera San Francesco, l’intervento non si limita a evitare conseguenze sanitarie gravi, ma restituisce alle persone la possibilità di condurre un’esistenza rispettosa della propria dignità. Per questo, ha spiegato, destinare risorse al progetto consente anche a chi si trova ai margini di tornare a guardare al futuro con maggiore serenità.


Vulnerabili porta l’insulina dove manca

L’iniziativa è stata avviata nel 2025 grazie alla collaborazione tra Novo e Fondazione Banco Farmaceutico, con il sostegno del vicepresidente della Camera dei deputati Giorgio Mulè. Il suo obiettivo è rendere disponibile l’insulina alle persone con diabete che si trovano in una situazione di povertà sanitaria.

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Opera San Francesco concentra il proprio impegno soprattutto sulle persone che, vivendo in strada o affrontando condizioni di estrema fragilità, incontrano ostacoli nell’accesso alle cure. L’associazione cerca di accompagnarle lungo un percorso che permetta di recuperare, per quanto possibile, salute e autonomia.


La salute riguarda l’intera comunità

Fra Longhi ha collegato il sostegno ai più poveri al benessere collettivo, osservando che una società non può considerarsi sana se lascia indietro chi sta peggio. Il progetto, ha aggiunto, punta quindi a costruire condizioni di vita migliori attraverso un aiuto concreto.

«La cura ci salva tutti», ha concluso il direttore, ricordando che ogni persona aiutata a stare meglio rappresenta un beneficio anche per la comunità. La partecipazione alla corsa milanese è stata così l’occasione per richiamare l’attenzione sul legame tra diabete, disagio sociale e accesso alle terapie.

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