Indicazioni scolastiche, Perla replica a Ceruti: «Prima bisogna leggere
La coordinatrice della commissione difende il documento ministeriale e chiede che le critiche siano sostenute da un’analisi puntuale dei contenuti
La discussione sulle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo si arricchisce della replica di Loredana Perla, coordinatrice della commissione che ha lavorato alla riscrittura del documento. In una lettera, Perla contesta le valutazioni espresse dal filosofo Mauro Ceruti e giudica necessario esaminare il testo nella sua interezza prima di formulare accuse così nette.
La replica alla lettura di Ceruti
Secondo Ceruti, le nuove Indicazioni segnerebbero un ritorno all’Ottocento. Perla considera questa definizione troppo drastica e sostiene che non restituisca la complessità del lavoro svolto né i contenuti effettivi del documento ministeriale.
La coordinatrice osserva inoltre che proprio chi ha a lungo sottolineato l’importanza di collegare i fenomeni e di evitare interpretazioni semplificate avrebbe dovuto applicare lo stesso criterio nell’analisi delle Indicazioni. A suo giudizio, il testo è stato invece sottoposto a una valutazione fortemente negativa senza un esame sufficientemente dettagliato.
Oltre 130 persone al lavoro
Perla ricorda che alla stesura hanno partecipato più di 130 tra studiosi, esperti, dirigenti scolastici, insegnanti e rappresentanti del settore educativo e accademico. Il documento è stato poi discusso pubblicamente per mesi, durante i quali sono state raccolte osservazioni e affrontate posizioni diverse.
La coordinatrice non presenta il testo come intoccabile: riconosce che nessun documento culturale può essere considerato privo di errori. Chiede però che il lavoro della commissione venga valutato con rispetto intellettuale e attraverso un confronto fondato sui contenuti, non mediante richiami a oscurantismo, negazionismo o presunti ritorni al passato.
La richiesta di un confronto concreto
Nella lettera, Perla sostiene che il dissenso sia pienamente legittimo anche per uno studioso come Ceruti. Tuttavia, aggiunge, una critica condotta secondo il metodo scientifico dovrebbe indicare i passaggi contestati, metterli a confronto con altri elementi del testo e chiarire dove si troverebbero eventuali problemi di natura epistemologica, pedagogica o didattica.
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Per questo, secondo la coordinatrice, limitarsi a definire il documento come un ritorno all’Ottocento non basta: «Dire “Ottocento” non è un’argomentazione». Una formula così sintetica, nella sua lettura, non dimostrerebbe la relazione tra il giudizio espresso e le effettive scelte contenute nelle Indicazioni.
Le domande affidate alla scuola
Perla sposta quindi l’attenzione sulle Indicazioni rimaste in vigore fino a oggi. Si chiede se abbiano davvero ampliato le conoscenze degli studenti italiani, rafforzato lo studio della storia, della geografia e della letteratura, oppure sviluppato competenze adeguate nelle discipline Stem in una fase segnata dalla trasformazione digitale.
Tra gli interrogativi sollevati figurano anche l’educazione civica e la conoscenza della Costituzione. La coordinatrice ritiene che la valutazione finale non debba dipendere soltanto dalle dichiarazioni degli esperti, ma anche dalla risposta dei lettori e del mondo della scuola.
Il richiamo al metodo scientifico
Nella parte conclusiva, Perla riprende i temi della complessità e della lotta alle fake news richiamati da Ceruti. Proprio questi principi, sostiene, avrebbero dovuto orientare anche la lettura delle nuove Indicazioni, evitando giudizi formulati senza un confronto analitico con il testo.
La coordinatrice conclude che la complessità non può essere invocata soltanto quando serve a criticare una posizione altrui. Prima di respingere il documento, afferma, sarebbe stato necessario leggerlo con attenzione e misurarsi direttamente con le sue argomentazioni.
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