Grano fermo in Sicilia: il caro carburante svuota i campi
Nell’entroterra palermitano molti terreni restano senza semina mentre gli agricoltori denunciano costi ormai insostenibili e temono una maggiore dipendenza dal grano straniero.
Alle porte di Corleone, a circa trenta chilometri da Palermo, il paesaggio agricolo racconta già le difficoltà della prossima annata: numerosi campi di grano sono rimasti incolti. A muoversi sono soprattutto i trattori destinati a produrre il necessario per alimentare gli animali degli stessi agricoltori.
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Il carburante blocca i raccolti
L’aumento del prezzo del carburante ha reso troppo oneroso lavorare la terra. Per molti operatori siciliani mettere in moto i mezzi agricoli significa affrontare spese che rischiano di superare i ricavi ottenuti dalla produzione.
La conseguenza è visibile nei terreni lasciati deserti nell’entroterra dell’isola. Non si tratta soltanto di una difficoltà immediata per le aziende: la mancata coltivazione potrebbe ripercuotersi anche sulla disponibilità futura di grano prodotto in Italia.
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La protesta davanti alla Regione
Dopo la mobilitazione dei camionisti, anche gli agricoltori hanno scelto di manifestare pubblicamente. Il presidio si è svolto davanti alla Regione Siciliana, dove hanno portato la loro denuncia contro il peso crescente dei costi di gestione.
Il messaggio affidato alla protesta è netto: «Oggi non riusciamo a lavorare, se non andando in rimessa». Se la situazione non cambierà, il rischio indicato dagli agricoltori è di dover ricorrere sempre di più a prodotti realizzati con grano proveniente da Canada o Ucraina, invece che con materia prima italiana.
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