Giustizia minorile, il no a Nordio: «Serve un altro alfabeto»
Claudio Cottatellucci contesta l’idea di collegare automaticamente arresto e carcere e chiede un confronto più ampio su scuola, servizi pubblici ed enti locali.
L’ipotesi di affrontare la violenza tra i ragazzi puntando su nuove carceri minorili non convince Claudio Cottatellucci. Il magistrato considera sbagliato trasformare l’arresto in un passaggio quasi automatico verso la detenzione e invita a evitare risposte semplificate.
GioiaPura
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La critica all’automatismo del carcere
Secondo Cottatellucci, associare senza distinzioni arresto e reclusione significa non comprendere la specificità della giustizia minorile. Una simile impostazione, sostiene, rivela una conoscenza insufficiente dei percorsi riservati ai minori e rischia di ridurre il problema alla sola dimensione punitiva.
Il magistrato respinge anche l’idea che l’apertura di nuovi istituti penali possa rappresentare la soluzione centrale. «Le nuove carceri minorili? Non servono», afferma, criticando il richiamo a mandare i ragazzi «alle sbarre» come risposta principale ai comportamenti violenti.
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Un problema che riguarda tutta la comunità
Per Cottatellucci, il confronto pubblico dovrebbe abbandonare i toni più accesi e affrontare la questione con maggiore articolazione. La violenza giovanile, nella sua lettura, chiama in causa non soltanto la magistratura, ma anche la scuola e l’organizzazione dei servizi pubblici.
Un ruolo viene attribuito inoltre agli enti locali, che dovrebbero essere coinvolti in una riflessione comune. «È come se avessimo all’improvviso perso un alfabeto comune», osserva il magistrato, chiedendo di ricostruire un linguaggio condiviso e un ragionamento meno schematico sulle misure da adottare.
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