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Cronaca 2 min di lettura6 ore fa

Giudici ausiliari, il tempo stringe: a Roma la protesta prima del 31 ottobre

Meno di 200 magistrati chiedono una proroga e un percorso di conferma prima della fine dell’incarico fissata per il 31 ottobre 2026.

Tra la mobilitazione annunciata a Roma e la fine del servizio restano poche settimane. I giudici ausiliari delle Corti d’Appello, impegnati da quasi undici anni, sollecitano un intervento del governo che consenta loro di non interrompere l’attività senza una procedura di conferma e stabilizzazione.


La scadenza lascia poco margine

La protesta è stata convocata per mercoledì 30 settembre alle 10 in piazza Benedetto Cairoli, vicino al ministero della Giustizia. Al termine dell’iniziativa, una rappresentanza della categoria tenterà di incontrare il capo di gabinetto del ministro oppure il sottosegretario responsabile della materia.

Il nodo è rappresentato dal termine del 31 ottobre 2026, entro il quale gli attuali giudici ausiliari dovrebbero concludere le proprie funzioni. I promotori chiedono quindi una proroga tecnica nelle Corti d’Appello, così da avere il tempo necessario per definire e completare il percorso successivo.


La richiesta guarda al primo grado

La proposta è estendere anche a questa categoria le regole già previste per altri magistrati onorari. L’obiettivo è ottenere un riconoscimento equivalente sul piano dell’ordinamento, dei compensi e della previdenza, con la possibilità di continuare a operare in primo grado.

Nel confronto vengono richiamate altre figure, come i giudici onorari di tribunale, i giudici di pace e i vice procuratori onorari. Secondo gli ausiliari, l’attuale disciplina crea una differenza non giustificata e dovrebbe essere modificata prima della cessazione dal servizio.

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Leggi e sentenze al centro

Il quadro normativo è cambiato con la legge 234 del 2021, che ha previsto procedure di conferma per il contingente a esaurimento dei magistrati onorari già attivi. Un ulteriore intervento è arrivato con la legge 51 del 2025, dedicata anche a status, compensi e tutela previdenziale.

La categoria sostiene che un meccanismo simile debba essere applicato agli ausiliari delle Corti d’Appello. Nel documento diffuso dai promotori viene inoltre citata la sentenza 41 del 2021 della Corte costituzionale, che ha giudicato illegittima la normativa nella parte in cui non fissava un limite temporale e aveva evidenziato le conseguenze che un’uscita immediata avrebbe potuto produrre sul lavoro delle Corti e sull’arretrato civile.


Il lavoro svolto viene rivendicato

A sostegno della richiesta viene indicato anche il contributo fornito negli anni alla diminuzione delle pendenze nelle Corti d’Appello. I giudici ausiliari ritengono che l’esperienza maturata possa essere utilizzata in un altro segmento del sistema giudiziario.

In particolare, i promotori guardano al primo grado, dove, secondo dati ministeriali da loro richiamati, resterebbero circa 2,5 milioni di cause arretrate. Da qui la domanda di un decreto legge che proroghi temporaneamente l’attività attuale e introduca le regole per la conferma, completando l’iter prima dell’uscita definitiva dalle funzioni.

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