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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ghiacciai sciolti, riaffiorano 250 ordigni sulle Dolomiti

Il ritiro dei ghiacci sta riportando alla luce munizioni della Grande guerra: l’Esercito ha completato nuove operazioni di messa in sicurezza in quota.

«Si rammenta sempre di non toccare assolutamente alcun tipo di ordigno rinvenuto casualmente, in qualsiasi posto esso si trovi, ma di segnalarlo prontamente alle forze dell’ordine presenti in zona, indicando la zona presunta e descrivendo il manufatto, ove possibile anche con alcune foto». È l’appello rivolto dagli specialisti agli escursionisti che frequentano le aree montane interessate dai ritrovamenti.

Il progressivo arretramento dei ghiacciai, accelerato dal cambiamento climatico, sta infatti facendo emergere residuati bellici rimasti sepolti per decenni. Il pericolo riguarda soprattutto chi si muove in alta quota e può imbattersi in manufatti ancora potenzialmente esplosivi.

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Il ghiaccio restituisce vecchie munizioni

Nell’ultima settimana gli alpini della brigata Julia hanno neutralizzato 55 ordigni nella zona del Primiero. Il materiale comprendeva 18 proietti italiani da 75 millimetri e 37 proietti da bombarda Thevetot, di produzione francese ma utilizzati durante la Prima guerra mondiale anche dal Regio Esercito Italiano.

Le attività hanno interessato diversi settori dell’arco dolomitico. Tra questi figurano il Carè Alto, la Vedretta di Lares nel gruppo Adamello-Brenta, la Val Martello e il Parco dello Stelvio, con interventi alla Cima Tre Cannoni, sulle pendici del ghiacciaio del Livrio, nei pressi del passo del Mandriccio e al Passo del Tonale.


Oltre 250 ordigni rimossi

Il bilancio complessivo della campagna estiva supera i 250 residuati bellici recuperati e messi in sicurezza. Si tratta di munizioni riconducibili anche al Primo conflitto mondiale, riaffiorate in seguito alla fusione degli strati glaciali sulle montagne del Trentino-Alto Adige.

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A occuparsi delle operazioni sono stati gli artificieri del 2° reggimento Genio guastatori. Il loro lavoro si è svolto insieme a tecnici specializzati appartenenti a diversi settori dello Stato, con l’obiettivo di eliminare i rischi per frequentatori, operatori e comunità locali.


Prudenza indispensabile in quota

La presenza di questi reperti impone cautela anche lontano dalle aree già bonificate. Un ordigno può apparire deteriorato o innocuo, ma non deve essere spostato, raccolto né sottoposto ad alcuna manipolazione.

In caso di ritrovamento, la procedura indicata dagli artificieri consiste nel mantenersi a distanza e avvisare le forze dell’ordine presenti nella zona. È utile comunicare il punto preciso, fornire una descrizione dell’oggetto e, soltanto se possibile senza avvicinarsi, allegare alcune fotografie.

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