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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ghetto di Roma, timori per il peso dei partiti arabi

Nel quartiere ebraico della capitale prevalgono cautela, dubbi sulle alleanze e critiche al consenso raccolto dal Likud

Il voto in Israele ha aperto una fase di incertezza politica, accompagnata a Roma da timori per il ruolo dei partiti arabi.

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Le reazioni dell’Unione ebraica

Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha messo in evidenza la partecipazione alle urne, salita oltre l’80% anche tra gli elettori arabi. A suo giudizio, il risultato conferma la vitalità del sistema democratico israeliano e la libertà del voto, condizioni che, ha osservato, non sono presenti nella maggior parte degli Stati confinanti.

Ottolenghi ha invitato ad attendere gli sviluppi successivi, spiegando che dopo il voto restano possibili numerose combinazioni per la formazione del governo. L’incertezza sulle alleanze è al centro anche delle valutazioni raccolte tra i residenti e i frequentatori del Ghetto di Roma.


Il nodo delle alleanze

Un professore universitario, che ha chiesto di non essere identificato, ha giudicato negativo il consenso ottenuto dal Likud: «È deprimente che dopo tutto quello che è successo quasi il 25% dell’elettorato abbia votato per il Likud». Secondo lui, un esecutivo aperto ai partiti arabi sarebbe auspicabile, anche se non è chiaro se i diversi schieramenti siano pronti a sostenerlo.

La difficoltà nasce dalle condizioni poste durante la campagna elettorale. I partiti contrari a Netanyahu dovrebbero infatti scegliere se abbandonare il rifiuto di governare con il Likud oppure rinunciare all’ipotesi di una maggioranza sostenuta dalle formazioni arabe. L’intervistato ha inoltre osservato che, con l’eccezione dei democratici, quasi tutte le forze politiche si collocano a destra o al centrodestra.

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I timori nel Ghetto

Tra i ristoranti del quartiere, mercoledì all’ora di pranzo, molti hanno preferito non commentare l’esito dello scrutinio israeliano. Davide, con un maglione blu e la kippah nera, ha espresso preoccupazione per la rappresentanza araba: «Sono preoccupato: 19 seggi alle liste arabe sono una enormità».

Il titolare del ristorante Ba al Ghetto teme che la ricerca di una maggioranza possa spingere alcuni partiti verso un’intesa con quelle formazioni. A suo parere, Netanyahu potrebbe restare alla guida del governo per altri due anni, in una fase transitoria, per poi lasciare spazio a Eisenkot; il riferimento è anche alla presenza di Donald Trump alla Casa Bianca. Davide ha criticato il premier per non aver preparato una successione e ha paragonato la situazione alla leadership di Silvio Berlusconi in Forza Italia.


Opinioni diverse e notizie false

Giorgio Mosetti, 70 anni, residente nella zona, ha ridimensionato la possibilità di interpretare da Roma la politica israeliana. Ha ricordato di essere italiano, con una famiglia presente in Italia da duemila anni, e di aver vissuto a lungo in Francia. Guardando ai numeri, ha però osservato che i partiti arabi, passati dai 10 parlamentari uscenti a 18, non appaiono isolati; a suo giudizio, questo dato non dimostrerebbe l’esistenza di un sistema di apartheid.

Alcuni commercianti del quartiere hanno invece contestato le immagini diffuse sui social, sostenendo che molti contenuti sugli israeliani siano falsificati o alterati con l’intelligenza artificiale. La loro accusa riguarda anche il modo in cui quei materiali vengono rilanciati dai mezzi di informazione.

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