Gentile, diagnosi precoce decisiva per le cure dell’Alzheimer
Eisai: biomarcatori e nuovi trattamenti richiedono un Servizio sanitario nazionale pronto a intervenire nelle fasi iniziali
La diagnosi tempestiva è indicata da Eisai come il passaggio decisivo per rendere concrete le nuove possibilità terapeutiche contro l’Alzheimer.
Anna Lisa Gentile, responsabile degli affari medici di Eisai, ha evidenziato che il sistema sanitario dovrà riuscire a trasformare i risultati della ricerca in vantaggi effettivi per i pazienti. «La vera sfida oggi non è continuare a innovare esclusivamente sul piano terapeutico, ma garantire che i sistemi sanitari siano pronti a tradurre i progressi della ricerca scientifica in un beneficio concreto per i pazienti», ha affermato.
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Cure e organizzazione sanitaria
Secondo Gentile, anticipare l’individuazione della malattia permette di proporre le cure quando possono offrire il beneficio maggiore. «Investire nella diagnosi precoce significa investire nella possibilità di offrire ai pazienti le migliori opportunità di cura nel momento in cui possono riceverne il massimo beneficio e il maggiore impatto», ha aggiunto.
La responsabile di Eisai ha inoltre richiamato la necessità di preparare i percorsi assistenziali, così da consentire un accesso rapido agli esami e ai trattamenti. La questione, quindi, riguarda sia lo sviluppo dei farmaci sia la capacità del Servizio sanitario nazionale di adottare strumenti e procedure adeguati.
I risultati delle nuove terapie
La ricerca ha prodotto trattamenti che, negli studi clinici, hanno mostrato di poter rallentare in modo significativo l’evoluzione dell’Alzheimer nelle fasi iniziali. Le osservazioni raccolte nella pratica quotidiana stanno confermando quanto già rilevato durante le sperimentazioni.
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Questi risultati rafforzano il ruolo della diagnosi anticipata, perché consentono di valutare le opzioni terapeutiche prima che la progressione della malattia limiti maggiormente le possibilità di intervento.
Il ruolo dei biomarcatori
Il processo biologico associato all’Alzheimer può cominciare molti anni prima della comparsa dei sintomi. Per questo l’assistenza sta passando da un’impostazione concentrata soprattutto sulla gestione delle conseguenze della neurodegenerazione a un modello orientato all’identificazione anticipata e al trattamento.
«La diagnosi precoce rappresenta oggi il principale fattore abilitante dell’innovazione terapeutica nelle malattie neurodegenerative», ha dichiarato Gentile durante il 56esimo congresso della Società italiana di neurologia, tenuto a Firenze dal 24 al 27 ottobre. In questo percorso, i biomarcatori, soprattutto quelli individuabili nel sangue, possono contribuire a riconoscere prima la patologia e ad avviare più rapidamente i pazienti verso le cure.
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