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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il nodo dell’impronta 33: la linea di difesa di Sempio

L’indagato per la morte di Chiara Poggi esclude di aver visto i video privati della vittima e punta a chiudere il caso già davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Andrea Sempio dice di comprendere il dolore della famiglia Poggi e ritiene che, sul piano emotivo, i parenti di Chiara abbiano sopportato un peso persino maggiore del suo. Conosceva i familiari perché era amico di Marco, fratello della vittima, ma per ora non pensa sia opportuno incontrarli.

A suo dire, i genitori di Chiara hanno attraversato anni di procedimenti giudiziari e la perdita di una figlia. Per questo, pur desiderando un confronto, preferisce rispettare la loro distanza in una fase ancora molto delicata.

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Sempio nega ogni video privato

Nel corso dell’intervista a Sky Tg24, Sempio ha respinto anche le voci relative a presunti filmati intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio. L’indagato sostiene di non averli mai guardati e di aver saputo della loro esistenza soltanto quando la notizia è comparsa sui mezzi di informazione.

Ha inoltre descritto il rapporto con Chiara come poco stretto: nel gruppo di amici, secondo il suo racconto, lei rimaneva una presenza distante e della sua vita privata non si parlava. Sempio ha così escluso di aver avuto accesso a quel tipo di materiale o informazioni.


Il processo resta il suo timore

Sempio spera che la vicenda non approdi al dibattimento. «Mi augurerei di non arrivare al vero e proprio processo», ha affermato, auspicando che il procedimento possa terminare già in udienza preliminare, dove la difesa avrebbe la possibilità di esporre le proprie ragioni.

La chiusura delle indagini lo ha soddisfatto, ma l’indagato considera probabile una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia. Il cambio dell’accusa, a suo avviso, rende poco plausibile l’archiviazione. Per questo vorrebbe arrivare rapidamente davanti al giudice dell’udienza preliminare e affrontare lì tutti gli elementi dell’inchiesta.

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L’indagine riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Sempio, che oggi ha 38 anni, ha ribadito di voler chiarire la propria posizione nel più breve tempo possibile.


L’impronta 33 al centro della difesa

Tra gli elementi contestati c’è la traccia identificata come impronta 33, rilevata sulla parete delle scale interne della villetta di via Pascoli, dove venne trovato il corpo di Chiara. Sempio sostiene che non possa essere attribuita a lui e, più in generale, che non offra caratteristiche sufficienti per collegarla con certezza a una persona.

La difesa ritiene inoltre che il segno non sia stato lasciato con una mano sporca di sangue. Il muro, secondo la ricostruzione fornita da Sempio, presentava altre impronte dovute al fatto che chi scendeva le scale poteva appoggiarsi alla parete.

Sempio ha ricordato di portare il numero 44 di scarpe dall’età di 17-18 anni. Per verificare la compatibilità della traccia, il suo gruppo di esperti ha esaminato il modello di calzatura attribuito all’assassino insieme a un tecnico del settore e a uno specialista di un ambito diverso. I due professionisti hanno lavorato separatamente, senza confrontarsi, arrivando però alla medesima conclusione secondo la difesa.

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