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Cronaca 3 min di lettura30 set

Garlasco, il nodo dei pedali: il verbale Ris divide ancora i consulenti

Il Dna di Chiara Poggi trovato sulla bici di Alberto Stasi viene definito affidabile, ma restano i dubbi sulle analisi negative del giorno successivo.

Il punto più controverso non riguarda soltanto il profilo genetico individuato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, ma anche ciò che accadde nelle ore successive. Un verbale del Ris di Parma e le dichiarazioni raccolte negli ultimi giorni riaprono infatti il confronto sulla gestione di quei risultati, mentre sul caso Garlasco si accumulano nuovi atti e testimonianze.

Il profilo attribuito a Chiara Poggi fu rilevato il 19 settembre 2007 sulla bici Umberto Dei di Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata. Il consulente della Procura di Pavia Carlo Previderé, nella relazione del 15 settembre, lo ha indicato come un elemento robusto per attendibilità e possibilità di ripetizione.


Il risultato positivo resta centrale

Secondo Previderé, nessuno tra consulenti e periti avrebbe mai contestato né la qualità dell’esito né l’attribuzione del materiale genetico alla vittima. Nella sua valutazione, dunque, il dato ottenuto il 19 settembre conserva un peso autonomo e non viene indebolito dalle verifiche effettuate in seguito.

La questione è emersa anche dal verbale delle operazioni tecniche redatto il 24 settembre 2007 alle 11.30 negli uffici del Ris. In quel documento si legge che il capitano Alberto Marino, incaricato dalla Procura di Vigevano, mostrò ai consulenti delle parti i risultati disponibili fino a quel momento: il professor Francesco Maria Avato e i genetisti Fabbri e Marzio Capra.

Il documento colloca quella comunicazione nel giorno del fermo di Stasi, quando la presenza del Dna di Chiara sui pedali era già stata registrata. Proprio la distanza tra quell’esito e le verifiche successive costituisce oggi uno dei passaggi più discussi dell’indagine.


Le due corse negative alimentano i dubbi

Il 20 settembre, infatti, due ulteriori analisi non restituirono un profilo utile. Per chi sta esaminando nuovamente la vicenda, quei risultati avrebbero potuto indurre a sospendere le conclusioni e a chiedere un confronto più ampio tra gli esperti.

Il pm Civardi ha osservato che, se quelle due corse fossero state conosciute dai consulenti, si sarebbe potuto aprire un dibattito e procedere con nuovi accertamenti. Marino, ascoltato il 18 settembre, ha però respinto l’idea che agli esperti fosse stata deliberatamente sottratta la possibilità di esaminare ogni elemento: «Dovremmo avere prova certa che al consulente non siano mai stati mostrati».

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Il carabiniere ha aggiunto di ritenere possibile aver illustrato gli esiti negativi anche a Fabbri o ad Avato, pur senza poterlo affermare con certezza. Ha inoltre ricordato di aver forse affrontato il tema con l’allora generale Luciano Garofano.


Per Marino non era un allarme

Nella ricostruzione fornita da Marino, le due analisi successive non furono considerate decisive perché non avevano evidenziato un profilo alternativo. Le tracce, ha spiegato, risultavano completamente piatte e quindi prive di un dato genetico interpretabile; diverso sarebbe stato il caso di un altro profilo, anche parziale o misto, comparso accanto a quello di Chiara.

Questa impostazione spiega perché, secondo il militare, il risultato del 19 settembre non venne messo in discussione. La scelta di ripetere comunque l’esame il giorno dopo è stata da lui definita «uno sciocco eccesso di zelo», proprio perché l’esito iniziale era stato considerato netto.

Resta invece aperto il tema della comunicazione tra gli specialisti e della piena condivisione dei dati. Le contestazioni riguardano anche l’ipotesi, avanzata da alcuni, che il profilo attribuito a Chiara derivasse dal cucchiaino da lei utilizzato e non dal pedale: una tesi che Previderé ha escluso.


Nuovo fascicolo sulle attività del Ris

La Procura sta ora acquisendo ulteriori elementi sulle procedure seguite nel 2007. Al centro del nuovo fascicolo ci sono cinque persone che all’epoca lavoravano al Ris di Parma e che potrebbero contribuire a chiarire quali risultati furono messi a disposizione dei consulenti e in quale momento.

Il confronto, quindi, si sposta dalla sola attendibilità del Dna alla ricostruzione delle comunicazioni e delle valutazioni effettuate dopo il primo esito positivo. Da una parte c’è chi considera quel profilo riproducibile e affidabile; dall’altra restano da chiarire il significato delle due analisi successive e l’eventuale conoscenza che ne ebbero gli esperti della difesa.

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