Garlasco, il Dna non basta: cosa rischia davvero Sempio
La Procura di Pavia si prepara a chiudere nuovamente l’inchiesta, ma genetica, impronta e ricostruzione dell’omicidio restano al centro di un confronto tecnico e giudiziario complesso.
La nuova conclusione delle indagini su Andrea Sempio potrebbe avvicinare il caso Garlasco a una richiesta di rinvio a giudizio, ma non cancella i nodi ancora aperti. La Procura di Pavia, salvo sviluppi dell’ultimo momento, dovrebbe notificare un nuovo avviso dopo quello già consegnato a maggio. Da quel passaggio potrà iniziare il percorso verso un eventuale processo, sempre che il giudice per l’udienza preliminare non ritenga l’accusa priva dei presupposti per arrivare davanti alla Corte d’Assise.
Il punto più delicato è il rapporto con la sentenza definitiva che ha individuato in Alberto Stasi il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. Gli investigatori pavesi hanno raccolto nuove consulenze genetiche, antropometriche, dattiloscopiche e medico-legali, ma ora dovranno dimostrare che gli elementi raccolti collegano Sempio al delitto in modo personale e solido, non soltanto compatibile con l’ipotesi accusatoria.
Il nuovo fascicolo sfida la sentenza definitiva
La condanna di Alberto Stasi resta il dato giudiziario da cui partire. Nel 2015 la Cassazione ha reso irrevocabile la pena di 16 anni inflitta per la morte di Chiara Poggi, dopo il processo di primo grado, i due giudizi d’appello e i successivi passaggi davanti alla Suprema Corte.
Un’inchiesta riaperta non può quindi semplicemente sostituire quella conclusa con una decisione definitiva. Per modificare quel quadro servirebbe una revisione del processo: nell’ottobre 2020 la Corte d’appello di Brescia ha respinto la richiesta presentata in quella direzione. Anche l’indagine del 2017 su Sempio era stata archiviata, mentre il procedimento sulle ipotesi di corruzione legate agli investigatori, dopo il trasferimento da Brescia a Pavia, è proseguito nei confronti di altre persone in seguito alla bocciatura di sequestri e perquisizioni da parte del Riesame e della Cassazione.
La traccia genetica resta incompleta
Sotto le unghie della vittima sono stati trovati profili maschili e uno degli aplotipi del cromosoma Y è risultato compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio. La perizia svolta nell’incidente probatorio, tuttavia, ha descritto il reperto come una miscela parziale, non attribuibile con certezza a un solo individuo.
Resta inoltre irrisolto il modo in cui quel materiale biologico sarebbe arrivato sulle unghie di Chiara, così come il momento del possibile contatto. Sempio frequentava la villetta dei Poggi e utilizzava il computer per giocare con l’amico Marco, lo stesso apparecchio usato dalla vittima: per l’accusa la traccia potrebbe essere collegata a un gesto di difesa, mentre la difesa la riconduce a un contatto precedente e non necessariamente legato all’aggressione.
Il reperto originario, secondo gli atti richiamati nell’inchiesta, non è più disponibile perché consumato durante analisi precedenti. Gli esperti possono quindi esaminare i tracciati elettroforetici già acquisiti. La Procura ha affidato un nuovo approfondimento al genetista Carlo Previderè, nel tentativo di precisare il valore della compatibilità rilevata; il tema, però, resta distinto dall’attribuzione certa del profilo a Sempio e dal suo collegamento con il delitto.
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L’impronta 33 divide ancora le parti
L’altro fronte investigativo riguarda la cosiddetta impronta 33, rilevata sul lato destro della parete della scala che porta alla cantina di via Pascoli. È una traccia palmare priva di sangue che, secondo la Procura, potrebbe appartenere a Sempio. Le valutazioni tecniche non sono però concordi: per un’identificazione dattiloscopica piena servirebbero 16-17 punti di coincidenza, mentre quelli individuati sarebbero inferiori; la difesa ne considera soltanto 8-9.
La nuova ricostruzione della dinamica colloca quel segno durante lo spostamento del corpo lungo la scala. L’ipotesi è che l’aggressore, mentre Chiara scivolava verso la cantina, si sia sostenuto con la mano destra sulla parete. La stessa ricostruzione contempla una fase finale con almeno 4-5 colpi nella zona parieto-occipitale sinistra, dopo la caduta e la colluttazione iniziale.
Quella traccia era stata esclusa nel 2007 perché ritenuta inutilizzabile. Oggi viene invece inserita in una sequenza più ampia, che comprende la caduta, il trascinamento del corpo e l’ultima parte dell’aggressione. Difesa e parte civile contestano però la certezza dell’attribuzione, mentre dagli accertamenti processuali risulta che sulle scale insanguinate non furono rilevate impronte di camminata.
Misure e scarpe completano l’ipotesi
Nel quadro accusatorio rientrano anche il confronto tra le caratteristiche fisiche di Sempio e la dinamica ricostruita dagli investigatori, oltre all’esame della suola della scarpa insanguinata numero 42. Quel reperto era stato collegato all’autore dell’omicidio anche nelle precedenti sentenze, comprese quelle che avevano assolto Stasi prima della condanna definitiva.
La Procura considera questi elementi insieme a quelli genetici e dattiloscopici. Le parti, tuttavia, ne hanno dato letture opposte: la difesa di Sempio ha contestato soprattutto le conclusioni antropometriche, sostenendo che corporatura e caratteristiche dell’indagato non sarebbero coerenti con la dinamica ipotizzata dall’accusa.
Il nuovo avviso di conclusione delle indagini, se notificato, non equivarrà dunque a una condanna né renderà automaticamente utilizzabili tutte le tracce raccolte. Dopo l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, spetterà al giudice valutare se il materiale sia sufficiente per aprire un processo e se, soprattutto, consenta di superare i dubbi sulla compatibilità delle prove e sul rapporto con la sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Stasi.
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