Garlasco, Cassese si scarica sui RIS: il passaggio che cambia tutto
Nel faccia a faccia televisivo con Milo Infante, l’ex comandante Gennaro Cassese ha spostato il peso degli errori sulle analisi scientifiche, tra impronte, bicicletta nera e dubbi su Andrea Sempio.
L’ex comandante Gennaro Cassese ha ammesso un solo rimpianto: l’allarme del negozio di Alberto Stasi non venne verificato subito, ma solo 45 giorni più tardi. Raccontando quel passaggio, ha spiegato di aver saputo in trasmissione che il locale era protetto da un sistema d’allarme e di aver avvisato subito il maresciallo Marchetto.
I RIS al centro delle contestazioni
Il confronto con Milo Infante, andato in onda a Verità nascoste, si è poi spostato sulle verifiche scientifiche. Cassese ha indicato proprio nel lavoro dei RIS la possibile origine delle valutazioni sbagliate, distinguendo quel filone dalle indagini tradizionali che, a suo dire, avevano invece raccolto riscontri e ascoltato oltre 200 persone. Infante gli ha contestato in particolare l’impronta 33 e il sangue sui pedali della bicicletta.
A quel punto l’ex comandante ha precisato che il referto del RIS, ai tempi, non descriveva l’impronta come una mano bagnata. Secondo lui, quella lettura sarebbe arrivata solo nel 2025, mentre allora quell’elemento non andava considerato perché non attribuito. Quando il conduttore ha insistito, Cassese ha ribadito di non avere competenze scientifiche sufficienti per mettere in discussione quei risultati.
La bici nera resta il nodo più delicato
Il capitolo più spinoso è stato quello della bicicletta nera. Infante ha ricordato che la verifica andava fatta subito e ha incalzato il suo ospite sul fatto che il mezzo fosse stato visto, ma non sequestrato. Cassese ha replicato che, per quanto lo riguarda, quella bici non coincideva con la descrizione fornita da Bermani e ha aggiunto che si trattava comunque di una situazione emersa 45 giorni dopo.
Lo stesso passaggio ha riportato il dialogo anche sull’interrogatorio di Muscio a Stasi, citato dal conduttore come uno dei momenti più duri dell’inchiesta. Cassese ha risposto che, se quella domanda fu posta, era perché alla Procura era già arrivato un certo esito da parte tecnica. Infante ha quindi rilanciato sul ruolo dei RIS, chiedendo che cosa avessero combinato all’epoca.
Sempio e il vuoto tra le 9 e
Nella parte finale, i due hanno toccato anche Andrea Sempio. Alla domanda diretta di Infante, Cassese ha sostenuto che le risposte raccolte allora erano state ritenute corrette dopo i controlli e che, in quel momento, il suo comportamento appariva lineare. Il conduttore ha però insistito sul punto più fragile del racconto, cioè la fascia oraria tra le 9 e le 10, quando non è chiaro dove si trovasse Sempio.
Cassese ha ammesso che in quel lasso di tempo non si sapeva dove fosse, aggiungendo però che la collocazione dell’orario del delitto è cambiata nel tempo. Infante ha chiuso il confronto osservando che il limite delle indagini tradizionali emerge proprio quando interviene la prova scientifica, con una nota finale che ha chiamato in causa anche Luciano Garofano, allora alla guida del RIS di Parma.
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