166notizie oggi Scopri i vantaggi
Cronaca 2 min di lettura21 min fa

Gabrielli avverte: la stretta sulle proteste non basta

L’ex capo della polizia chiede di intervenire sulle cause sociali dell’insicurezza, mentre Francesco Petrelli critica arresti, perquisizioni e nuove fattispecie penali.

Se la risposta alle proteste si limita all’inasprimento delle misure penali, il problema rischia di restare irrisolto. È il monito di Franco Gabrielli, secondo cui affrontare i disagi sociali e la condizione dei giovani è indispensabile per ottenere risultati stabili: «Se tutto si riduce alla repressione, non abbiamo capito la complessità che abbiamo davanti e non possiamo ottenere risultati effettivi e duraturi».

Offerta del giorno26 ottobre

Douglas

-20% su tanti prodotti da Douglas

Scade tra 2 giorni
*********


Gabrielli: la sicurezza non è solo repressione

L’ex capo della polizia ha ricordato che, in quattro anni, sono stati varati otto decreti sicurezza e numerose nuove norme penali. A suo giudizio, però, questo susseguirsi di provvedimenti «non ha cambiato molto la realtà».

La sua proposta è affiancare agli strumenti di contrasto un lavoro sulle origini dell’insicurezza, con particolare attenzione alle difficoltà che riguardano le nuove generazioni. Senza questo secondo livello d’intervento, la sola risposta coercitiva non sarebbe sufficiente a produrre effetti concreti e duraturi.


Petrelli contesta la stretta giudiziaria

La posizione di Gabrielli si intreccia con le perplessità espresse da Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. Il riferimento è alle operazioni svolte dopo le manifestazioni del fine settimana: quasi 400 persone fermate, tra cui circa 100 minorenni, 250 perquisizioni nell’arco di 24 ore, oltre ad arresti e denunce in diverse città, da Torino a Bologna.

Petrelli considera questi numeri il segnale di un possibile innalzamento della risposta repressiva. Secondo il presidente dei penalisti, una reazione efficace dovrebbe mantenere un rapporto equilibrato con la gravità dei fatti; in questo caso, invece, l’azione del governo apparirebbe orientata anche a esibire fermezza sul piano politico. Il giurista mette inoltre in guardia dal ricorso a nuove disposizioni che potrebbero entrare in conflitto con i principi costituzionali della determinatezza e della responsabilità penale personale.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Il nodo delle accuse a Siher

Petrelli non esprime valutazioni definitive sul procedimento riguardante Youssef Siher, trentenne indicato come presunta mente del Movimento 17 ottobre. L’uomo è accusato di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità terroristica e di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche, reato introdotto dal decreto sicurezza approvato questa settimana.

Il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane invita ad attendere le decisioni dei giudici. Allo stesso tempo, segnala il rischio che l’attenzione si concentri eccessivamente sulla personalità e sul passato dell’indagato, mettendo in secondo piano la valutazione concreta delle condotte contestate.


Proteste lontane dagli Anni di piombo

Nel ragionamento di Petrelli, le mobilitazioni recenti non possono essere sovrapposte alle vicende del terrorismo degli Anni di piombo. A suo avviso, la distanza emerge anche dalle prese di posizione con cui molti manifestanti hanno respinto l’uso della violenza.

Il presidente dei penalisti ritiene inoltre che l’Italia disponga già di forze dell’ordine preparate e di un sistema penale capace di intervenire anche davanti ai fenomeni più gravi di eversione politica. Le norme vigenti, sia sul piano sostanziale sia su quello processuale, prevedono infatti strumenti considerati adeguati e pene particolarmente severe rispetto a quelle applicate in altri Paesi.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere