Finto carabiniere alla porta: il piano del vicebrigadiere lo manda in cella
Domenico Multari ha simulato la parte dell’anziano raggirato e ha guidato i colleghi fino al 21enne incaricato di ritirare denaro e gioielli
Il truffatore pensava di avere davanti una vittima indifesa, ma nell’abitazione ha trovato una pattuglia pronta a intervenire. A organizzare l’operazione è stato il vicebrigadiere Domenico Multari, in servizio presso la centrale operativa di Frascati, che ha scelto di fingersi un uomo di oltre 80 anni per smascherare una banda specializzata nei raggiri telefonici agli anziani.
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La telefonata ha svelato il copione
A insospettire Multari è stata la chiamata ricevuta attraverso la figlia: dall’altra parte, qualcuno sosteneva di parlare per conto dei carabinieri della stazione di Mentana. Il militare ha riconosciuto immediatamente lo schema già analizzato durante mesi di attività investigativa e ha deciso di non interrompere la conversazione.
Il sedicente collega gli ha raccontato che la sua automobile sarebbe stata utilizzata da una banda di rapinatori stranieri, originari della Romania, per assaltare una gioielleria. Secondo la messinscena, i militari dovevano verificare se denaro e preziosi fossero stati nascosti proprio nella sua abitazione. Multari ha assecondato il racconto e, insieme alla figlia, ha avvertito i colleghi, facendo arrivare una pattuglia sul posto.
L’esca dei gioielli porta all’arresto
Per rendere credibile la parte dell’anziano raggirato, il vicebrigadiere ha lasciato intendere di possedere contanti e oggetti preziosi. Sapeva che quella informazione avrebbe spinto il gruppo a mandare qualcuno a casa per ritirare il presunto bottino. Poco dopo si è presentato un 21enne campano, convinto di poter portare a termine la consegna.
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Ad attenderlo, però, non c’era l’anziano immaginario della truffa, ma i carabinieri. Il giovane è stato arrestato con l’accusa di tentata estorsione. «È stata un’emozione fortissima: non sono mai stato così orgoglioso di indossare la divisa», ha raccontato Multari, spiegando di aver pensato alle persone fragili che avrebbero potuto cadere nella stessa trappola.
Il telefono può svelare la banda
Durante l’intervento è stato sequestrato il cellulare utilizzato dal 21enne. Dalle conversazioni presenti sul dispositivo gli investigatori contano di ricavare elementi utili per risalire agli altri componenti del gruppo e chiarire il loro ruolo nei raggiri.
Il vicebrigadiere ha sottolineato quanto queste bande facciano leva sulla paura degli anziani e sulla loro fiducia nelle forze dell’ordine. «Ci sarebbe potuta essere mia mamma al posto mio al telefono», ha spiegato, collegando la soddisfazione per l’arresto alla possibilità di aver evitato nuove vittime.
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