Fiji, il dato che smentisce la teoria dell’HIV da vaccino
L’aumento delle infezioni nell’arcipelago era già iniziato prima della campagna anti-Covid ed è ricondotto dalle autorità a droghe iniettive e rapporti sessuali.
L’emergenza HIV nelle Fiji viene utilizzata online per sostenere una teoria priva di riscontri: quella secondo cui i vaccini contro il Covid avrebbero provocato una presunta “VAIDS”, descritta come una forma di immunodeficienza simile all’AIDS. I dati disponibili raccontano però un’altra storia: l’incremento dei contagi è cominciato nel 2019, mentre la vaccinazione nell’arcipelago è partita soltanto nel marzo 2021.
L’aumento precede i vaccini anti-Covid
Le autorità sanitarie delle Fiji e UNAIDS individuano soprattutto due modalità di trasmissione. Tra i casi per i quali è stato possibile ricostruire il contagio, oltre il 42% è associato alla condivisione di aghi tra persone che consumano metanfetamina per via iniettiva; più della metà, invece, riguarda rapporti sessuali. Le due componenti spiegano quindi quasi tutti i casi osservati.
Anche l’evoluzione numerica dell’epidemia non coincide con la ricostruzione diffusa sui social. Secondo i dati riportati da CNN, circa cinque anni fa conviveva con l’HIV un adulto ogni 167; oggi il rapporto è passato a uno ogni 60. La campagna contro il Covid aveva raggiunto il 97,8% degli adulti all’inizio del 2022, ma la crescita delle infezioni era già visibile da due anni.
La trasmissione sessuale non è esclusa
Un elemento centrale della narrazione virale è l’idea che nelle Fiji non esista un’industria del sesso e che, per questo, la trasmissione sessuale debba essere scartata. La prostituzione è illegale e opera in modo clandestino, ma ciò non elimina né i rapporti a rischio né la presenza di comunità di sex worker.
Renata Ram, responsabile di UNAIDS per le Fiji, ha spiegato che nel 2019 è stato individuato un gruppo ad alto rischio composto da persone che usano droghe iniettive, in particolare all’interno della comunità dei sex worker. Inoltre, una donna può contrarre il virus attraverso un partner infetto senza essere consumatrice di droghe o lavoratrice del sesso: le autorità includono nella componente sessuale anche infezioni riguardanti donne incinte e neonati.
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Le prove scientifiche non confermano la VAIDS
Nel materiale circolato viene richiamata anche una dichiarazione di Luc Montagnier, morto nel 2022. L’intervento, risalente all’aprile 2020, riguardava una sua tesi sull’origine del SARS-CoV-2 e la presunta presenza di sequenze simili a quelle dell’HIV nel coronavirus; non dimostrava che i vaccini potessero causare un’immunodeficienza.
Gli articoli scientifici collegati nel testo esistono e analizzano la proteina spike prodotta dai vaccini a mRNA, ma nessuno stabilisce un rapporto tra questa proteina e una sindrome assimilabile all’HIV. La stessa ipotesi della “VAIDS” è stata smentita più volte dal 2021 da verifiche indipendenti e da immunologi: dopo miliardi di dosi somministrate nel mondo, non è stata identificata alcuna patologia vaccino-indotta paragonabile all’AIDS.
L’epidemia fijiana è dunque un problema sanitario reale, riconosciuto dalle istituzioni locali e da UNAIDS. Tuttavia, i dati citati per sostenere il legame con i vaccini mostrano invece che l’aumento era iniziato prima della vaccinazione e che le cause indicate dalle autorità sono la condivisione di aghi e la trasmissione sessuale.
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